E scatta l’allarme per le tartufaie naturali

La denuncia: «Problema a Castelvecchio Subequo da dieci anni ma nessuno fa niente per risolverlo»
CASTELVECCHIO SUBEQUO. Cinghiali vanno a caccia di tartufi e distruggono intere tartufaie naturali. Nella Valle Subequana è scattato un nuovo allarme. Dopo gli agricoltori che hanno visto distrutti dai cervi interi campi di legumi, questa volta a lanciare il grido di allarme sono i tartufai. La stagione di raccolta è ancora chiusa (in Abruzzo aprirà il primo giugno), ma i cinghiali sono già entrati in azione. A scoprirlo è stato Ivan Santilli, che andando a raccogliere gli asparagi con il figlio ha notato delle zone dove normalmente si trovano i tartufi danneggiate. «Purtroppo sono dieci anni che c’è questa problema ma nessuno fa niente per risolverlo», dice Santilli, «ho visto delle tartufaie naturali completamente distrutte. Ho capito subito che si trattava dei cinghiali. I tartufi infatti nascono nel mese di febbraio e in questo periodo iniziano a maturarsi. Quando non arrivano completamente a maturazione sono bianchi e i cinghiali, che hanno un olfatto sopraffino, li trovano e li mangiano». La situazione sta diventando allarmante al tal punto che secondo Santilli la stagione di raccolta del tartufo può essere a rischio. «Intere tartufaie naturali sono andate completamente distrutte», continua, «il problema c’è sia a Castelvecchio Subequo, sia negli altri comuni del territorio perché ormai i cinghiali sono ovunque e vanno a caccia di cibo quotidianamente. Purtroppo versiamo alla regione 150 euro l’anno (è il costo del tesserino) per poter raccogliere il tartufo ma nessuno fa niente per tutelarci». La problematica dei cinghiali è nota. Decine e decine sono state le segnalazioni anche negli anni passati da parte degli agricoltori che lamentavano continue invasioni. Gli animali selvatici, infatti, non si limitano a entrare nei campi e a mangiare i prodotti coltivati, ma distruggono interi campi mettendo poi a rischio le produzioni. «Il danno nella Valle Subequana è enorme», conclude Santilli, «forse bisognerebbe iniziare a trovare soluzioni per risolvere questa problematica prima che peggiori ulteriormente». Lo scorso anno molti agricoltori del territorio hanno dovuto dire addio a intere colture di legumi rase al suolo dai cervi. Anche in questo caso sono stati lanciati numerosi appelli per la ricerca di soluzioni che però nessuno è riuscito ancora a trovare. (e.b.)
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