Ecco la ricostruzione “fai come ti pare”

21 Gennaio 2016

Mille regole significano nessuna regola, decine di studi su una pianificazione mai avviata. Il cittadino, se può, ne approfitta

L’AQUILA. Spesso in quest’ultimo anno si è parlato dell’esistenza di un “Sistema L’Aquila” dandone una coloritura criminale. Ma c’è o no un sistema L’Aquila fatto di cupole, cosche, mafiosità latente? La risposta, dopo aver “riletto” decine di casi giudiziari emersi in questi anni, è che un Sistema mafioso in senso letterale non c’è ma c’è invece una rete fatta di interessi piccoli e grandi che si alimenta sul caos normativo e sulla mancanza sostanziale di regole.

EMERGENZA. Il caos ha avuto inizio sin dalla fase dell’emergenza. Ci sono state centinaia tra ordinanze, circolari, delibere, regolamenti che non sono mai confluite in un testo unico chiaro che desse certezze. Oggi le assemblee di condominio, fra un delirio e l’altro, sono impegnate per ore a sbrogliare le matasse normative e quando si pensa di aver trovato una via di uscita ci si va a scontrare col funzionario di turno che (anche a seconda dell’umore col quale si è alzato al mattino) continua a porre paletti.

TEMPI CERTI. Per mesi è stata invocata la certezza dei finanziamenti. La propaganda di Palazzo Fibbioni dice che oggi questa certezza c’è. Facciamo finta di crederci. Quella che non c’è è la certezza da parte del cittadino dei tempi nei quali vedrà la sua casa ricostruita. Un novello Einstein ha messo a punto un meccanismo per individuare le priorità di ricostruzione che grida vendetta. Ho avuto la sventura di imbattermi nelle delibere con le priorità a Onna e Paganica. È un concentrato di strane equazioni e altre amenità che ha la stessa funzione del latinorum manzoniano: non far capire nulla al plebeo e di fatto raggirarlo. Quelle delibere sulle priorità quando qualcuno racconterà la “vera” storia del terremoto aquilano finiranno nell’angolo del buon umore. Ma oggi c’è poco da ridere. Quindi quello che conta è non farsi capire e rigirare la frittata a seconda delle convenienze. Quando le regole sono incomprensibili è come se non ci fossero (altro esempio potrebbe essere l’osannata scheda parametrica, che potrebbe finire senza problemi in una delle pagine della settimana enigmistica).

PIANIFICAZIONE. C’è poi tutto l’aspetto legato alla pianificazione. Anche lì c’è un mare magnum di carte. Il professor Pierluigi Properzi, che oggi è anche consigliere comunale di centrodestra, mi ha fatto dono di una serie di pubblicazioni (la prima è del 2010) elaborate da lui in collaborazione con l’Inu (l’Istituto di urbanistica) e con valenti studiosi italiani della materia. Una si intitola “Dio Salvi L’Aquila”. A pagina 22 c’è una frase chiave: “Gli urbanisti nel corso di un workshop hanno sottolineato la mancanza di una visione guida, un quadro di riferimento, un masterplan su cui fondare il processo di ricostruzione: la programmazione doveva infatti rappresentare la prima fase della ricostruzione (come nell’esperienza umbro-marchigiana) seguita dalla pianificazione e dell’intervento fisico”. Invece la sola programmazione che è stata fatta è quella di piani case e map, programmazione imposta dalla Protezione civile. È quello il vero piano regolatore della città. Ciò che verrà dopo saranno solo le cosiddette pezze a colori.

I PIANI. Ma la cosa più incredibile è che di documenti programmatori ne sono stati fatti tanti e anche ben pagati: piano strategico, piano di ricostruzione (finto), piano della mobilità, piano Ocse, piani elaborati da atenei di tutta Italia e non solo, piani commerciali, piani economici, studi per il nuovo piano regolatore. Una montagna di carta che non ha partorito nemmeno un topolino. Poco tempo fa sull’albo pretorio del Comune è stato pubblicato il documento unico di programmazione 2016-2018 approvato dalla giunta comunale.

SAGRA DEL NULLA. Quel documento (310 pagine) andrebbe letto in pubblico parola per parola nell’ambito di una “Sagra del nulla” da organizzare magari nel periodo di Sant’Agnese. Per fare volume (di carta) è stato copiato e incollato per due volte il programma di mandato del sindaco del 2012. Poi c’è un bel copia-incolla di documenti elaborati dal Cresa (il centro studi della Regione) e quando qua e là si trovano cose concrete si ha l’impressione che siano state buttate lì come fumo negli occhi (per Paganica si parla di un fantomatico parco agrario che non si sa bene cosa debba essere).

COSA NOSTRA. Regole confuse e pianificazione inesistente portano alla solita conclusione: si decide giorno per giorno dentro una schema che parte da un mantra che la politica locale ha ripetuto dal 2011 in poi: la ricostruzione è cosa nostra, guai a chi viene a metterci i bastoni fra le ruote. L’istituzione dell’ufficio speciale da parte del ministro Barca era un modo per “controllare” meglio il processo di ricostruzione, ma alla fine è stato ridotto a uno sportello passacarte: ciò che la politica ha sempre voluto. Ma anche i cittadini ci mettono del loro e approfittando delle regole (confuse) provano a massimizzare l’affare terremoto con piccole e grandi furbate che costituiscono un campionario tutto da ridere se non traesse origine da una tragedia. Alcuni esempi alla prossima puntata.

(3/continua)