Ecco le 10 priorità per risollevare la città

La Inverardi: più infrastrutture. Centi: la cultura prima di tutto
L’AQUILA. Sicurezza dentro e fuori le case, le scuole, i luoghi di svago, e un modello di sviluppo che tenga conto del grande potenziale, in parte ancora inespresso, del capoluogo di regione. È sull’innovazione tecnologica e l’infrastrutturazione, non solo fisica, ma soprattutto digitale, che si gioca la sfida della governance della città per i prossimi anni. Ne sono convinti, nella diversità dei ruoli ricoperti, la rettrice dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi, e l’ex sindaco Antonio Centi, già presidente dell’Anci, che a marzo è stato riconfermato alla presidenza dell’Istituzione sinfonica abruzzese. Al primo posto delle priorità la rettrice Inverardi pone proprio la questione delle infrastrutture, intese non soltanto come grandi opere, «ma come il fattore abilitante in grado riconnettere il centro alla periferia e le frazioni. Naturalmente», spiega la rettrice, «parliamo di connessione non solo fisica, ma anche della digitalizzazione che rappresenta il valore aggiunto per qualità della vita, dei servizi, e dell’economia. È un po’ più che una priorità in un posto, come L’Aquila, che è stato scelto per la sperimentazione della rete 5G, un fattore che ci pone in una condizione di assoluto privilegio rispetto al resto d’Italia ed Europa. È chiaro che chi vincerà la gara per le frequenze dovrà impegnarsi poi a infrastrutturare il territorio di riferimento, un processo che riguarderà anche le frazioni, dove si avrà la possibilità di avere servizi altamente innovativi».
5G è la nuova generazione per la comunicazione mobile, che consentirà una velocità straordinaria per quanto riguarda il trasferimento e il traffico dati. Le prime applicazioni commerciali potrebbero arrivare già alla fine di questo decennio. «Per l’Università, naturalmente», prosegue la rettrice, «il nostro impegno è quello di essere un ateneo di qualità in senso lato, il che vuol dire da una parte la qualità della didattica, dall’altra la qualità della vita, senza tralasciare l’aspetto della sicurezza all’interno delle aule e all’esterno. Noi ci facciamo carico di quello che ci compete, ma al resto ci deve pensare la città. E poi, la qualità della didattica che pensiamo di mettere in campo, possiede elementi distintivi che permettono agli studenti di avere una formazione non solo sui banchi, ma anche sul campo». La rettrice ricorda i numerosi progetti in campo internazionale e la collaborazione con la cinese Zte e la Fca, con la quale è in corso un progetto di sperimentazione su veicolo connesso. «Occasioni formative importanti», osserva, «che richiederanno un impegno forte». A breve partiranno 11 stage che coinvolgeranno altrettanti studenti di ingegneria civile e ingegneria edile-architettura, nel settore della ricostruzione, grazie a un accordo con Ance provinciale e il contributo della Fondazione Carispaq. Anche il “decalogo” di Centi parte da «L’Aquila luogo dell’innovazione».
«Qui», precisa, «esiste un polo culturale eccezionale, tra Università, Accademia, Gssi, laboratori Infn, Istituzione sinfonica, Teatro stabile, Solisti aquilani, Barattelli. Servono politiche che rendano realistiche le aspettative di nuova occupazione, nuove professioni, all’insegna della nuova dimensione tecnologica legata alla sperimentazione 5G. Occorre favorire un nuovo terziario, e penso a quello che è accaduto nella Silicon Valley, con i dovuti distinguo. Occorre poi sostenere le attività commerciali, e mettere in campo politiche che rendono credibile, per i giovani, una prospettiva di futuro da vivere nella loro città. Le frazioni, dalla logica dell’abbandono, devono diventare i luoghi decentrati del buon vivere, e il Gran Sasso deve riscoprire la sua identità legata al turismo invernale, estivo e ambientale». Per non parlare dell’Aquila, «al sesto posto in Italia per i centri storici più belli. L’Aquila, città d’arte, deve sfruttare questa opportunità, e infine, deve mettere in campo politiche strategiche per l’immigrazione, che uscendo dalla logica di mera gestione dell’emergenza, siano in grado di trasformare questo fenomeno in una risorsa».
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