Edifici pubblici al palo Ex assessore: tutto fermo

10 Novembre 2018

Placidi (ex titolare della delega della ricostruzione dei beni culturali) all’attacco: «Difficoltà normative e disimpegno amministrativo svuotano il centro storico»

L’AQUILA. Un centro storico che non è tale, senza grandi attrattori. Tutto fermo, a dieci anni dal sisma. Non c’è un solo edificio pubblico che sarà pronto per il 6 aprile 2019: Castello cinquecentesco, scuola De Amicis, Teatro comunale, Palazzo Margherita, Ex San Filippo, Cattedrale di San Massimo, ex Liceo Classico, biblioteca provinciale, Convitto nazionale, Ponte di Sant’Apollonia, tanto per citare alcuni esempi. «Alle difficoltà normative dovute al codice degli appalti, si unisce il disimpegno della politica amministrativa. La ricostruzione pubblica è fondamentale per far rivivere il centro storico: devono rientrare Comune, Curia, Regione, Provincia. E le banche perché non tornano in centro?». È la riflessione di Vladimiro Placidi, assessore della giunta Cialente dal 2009 al 2012, con delega alla ricostruzione del patrimonio. Nel 2010 istituì, insieme all’ex assessore Pietro Di Stefano, l’ufficio comunale della ricostruzione pubblica «oggi», dice, «svuotato di funzioni».
RICOSTRUZIONE PUBBLICA AL PALO. «Senza attrattori pubblici il centro storico non rinascerà», dice Placidi, «o meglio: fisicamente tornerà alla vita, ma senza le funzioni essenziali che deve svolgere. Ci sono diversi fili conduttori che finiscono tutti in un nodo a due facce», spiega Placidi, «le difficoltà normative dovute al codice degli appalti e, in subordine, la mancanza negli uffici comunali, della Soprintendenza e del Provveditorato alle opere pubbliche di funzionari e dirigenti, andati in pensione. Non ultimo, il disimpegno generale: che ruolo sta giocando la politica amministrativa nella rinascita del centro?».
NIENTE PRONTO. Placidi fornisce un elenco dettagliato di edifici pubblici – e sono solo alcuni esempi – che non saranno pronti per il decennale del sisma: il Castello cinquecentesco, la scuola De Amicis, il Teatro comunale e Palazzo Margherita, il Duomo, l’ex chiesa di San Filippo, il ponte di Sant’Apollonia, il Convitto, l’ex sede del Liceo Classico e della biblioteca provinciale. «Nel decreto 24 del 2010 inserimmo una dozzina di edifici pubblici di proprietà comunale da ristrutturare subito. La priorità», afferma Placidi, «è far rientrare Comune, Curia, Poste, Provincia e banche; tutto quello che può servire da attrattore per l’utenza. Prima del sisma il centro, con 10mila residenti, era frequentato quotidianamente da almeno 30mila persone. Oggi è una scatola vuota senza ruolo, con edifici addirittura ancora puntellati».
NUOVI PARCHEGGI. «Per rendere il cuore della città fruibile servono nuovi parcheggi di avvicinamento», suggerisce Placidi. Non solo l’ipotesi progettuale relativa all’area di San Bernardino «che, probabilmente, sarà appannaggio dei residenti, ma infrastrutture da individuare e realizzare ex novo, a servizio di commercianti, lavoratori e cittadini».
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