Edifici scolastici e case «Serve manutenzione»

Il professor Masi: «Non è l’intensità di un terremoto la causa delle vittime» Giornata conclusiva del convegno al castello Orsini sui 100 anni dal sisma
AVEZZANO. «Siamo sicuri che l'intensità di un terremoto sia la causa delle vittime?».
A questa domanda retorica ha risposto il professor Angelo Masi, dell’'Università degli studi della Basilicata, nel corso della seconda parte del convegno “Cento anni dal terremoto, il percorso della cultura sismica”, organizzato dall’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e dal dipartimento della Protezione civile della presidenza del consiglio dei ministri. Ieri mattina al castello Orsini c'erano i massimi esperti di tematiche collegate a eventi sismici. Masi ha sottolineato, davanti a decine di esperti e addetti ai lavori seduti in platea, che «potersi occupare della sicurezza è un privilegio perché spesso altrove le risorse non ci sono».
«Questi argomenti», ha premesso, «richiedono un'attenzione particolare rispetto agli altri edifici comuni». Ha poi trasferito nel territorio marsicano le esperienze della Basilicata chiarendo quale deve essere il modo di porsi culturalmente in questi casi. Secondo Masi, «quello che accade quando c'è un terremoto non è tanto nella forza della natura e nell'intensità, ma nella vulnerabilità e nell'inerzia dell'uomo di fronte agli effetti del terremoto».
Ha illustrato delle lezioni arrivate dai terremoti del passato, citando l'ospedale dell'Aquila e le case di Onna. Sulla situazione delle scuole di Avezzano e della Marsica ha affermato che «se pur relativamente nuove, hanno superato in molti casi il ciclo di vita».
«Oggi», ha aggiunto, «chiediamo più sicurezza rispetto al passato dagli edifici pubblici e privati, come d'altronde per le malattie o per le automobili. E poi le scuole sono fatte prima per viverci e poi per sopravviverci. Ad esempio, prima di decidere se ristrutturare o ricostruire ex novo, è necessario valutare l'efficienza della struttura, il risparmio energetico, la presenza di barriere architettoniche, la qualità degli impianti».
«Quello che non si dice con chiarezza», ha concluso Masi, «è che anche le costruzioni, come ad esempio le macchine, hanno bisogno di manutenzione e di essere riparate in alcune fasi, così come hanno una scadenza che nominalmente è di 50 anni».
Interessante anche l'intervento di Andrea Penna, dell'Università degli Studi di Pavia del dipartimento Tecniche delle costruzioni.
Ha parlato del legame tra monumenti e terremoti in Italia. Nel pomeriggio è intervenuto Giuliano Milana, dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Ha affrontato il tema su “Gli effetti di sito nell’area fucense, analisi e implicazioni”. (p.g.)
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