Edificio a rischio crollo Panti: «Diventi un ostello»

11 Agosto 2018

Ex brefotrofio nel degrado, la proposta dell’esponente del Movimento celestiniano «Va migliorata l’accoglienza dei pellegrini. Ora almeno sia coperto da un telone»

L’AQUILA. Continua a far discutere la situazione di degrado e di abbandono in cui si trova l’ex brefotrofio, l’edificio ben visibile sulla destra della basilica di Collemaggio, situazione a cui andrebbe aggiunta anche la mancata ristrutturazione del chiostro del convento intorno al quale, prima del terremoto, c’erano la sede del Conservatorio e di altre importanti istituzioni culturali. Floro Panti, del Movimento celestiniano, e da quest’anno anche componente del comitato scientifico della Perdonanza (oltre a essere uno dei promotori, sin dal 1980, della fiaccola del Perdono) sulla sua pagina Facebook si era posto il problema della brutta immagine che l’edificio avrebbe dato a tutti coloro che nei giorni clou dell’evento celestiniano si sarebbero recati a Collemaggio. Panti chiedeva «a chi di competenza se sia possibile almeno per quest’anno, visti i tempi strettissimi che non consentono interventi radicali, coprire il rudere – come avviene per i palazzi in ricostruzione – con un telo che potrebbe essere anche un segnale, da parte della città e delle istituzioni competenti, della volontà di mettere mano al più presto a un progetto di rifacimento e riutilizzo che nel giro di uno o due anni può implementare e completare il lavoro di valorizzazione di tutta la zona intorno alla basilica».
Panti aveva lanciato anche una proposta per l’utilizzo futuro dell’edificio. «Senza nulla togliere alla lodevole proposta di utilizzarlo come sede di un centro antiviolenza ritengo che una soluzione potrebbe essere farne un ostello del pellegrino come ne esistono in tutti i santuari più importanti e nei luoghi meta di turismo religioso. Naturalmente dovrebbe essere previsto pure un locale di ristoro a prezzi “popolari”. Se si tiene conto che l’edificio è di fatto confinante con il Parco del Sole il tutto potrebbe avere un’attrattiva non indifferente senza contare che per la gestione si creerebbero anche posti di lavoro».
Secondo Panti, il restauro della basilica e la valorizzazione del Parco del Sole «che sono naturalmente due lavori meritori e fondamentali, non bastano a creare un sistema Collemaggio in grado di ridare centralità alla basilica tutto l’anno e non solo nei giorni della Perdonanza». Resta poi da definire il destino del Parco di Collemaggio che per molti aquilani è ancora l’ex manicomio. Ma ormai è chiaro che l’attenzione verso i beni pubblici è uno dei buchi neri della ricostruzione post 2009. Gli aquilani ora gioiscono (soprattutto quando i soldi sono degli altri) per la basilica rinata e per il Parco del Sole. Ma nessuno si chiede: se non ci fosse stata l’Eni a finanziare i lavori fra quanti anni saremmo rientrati nella chiesa di Celestino V o tornati a prendere il sole nell’area adiacente? Il Duomo docet.
©RIPRODUZIONE RISERVATA