«Educatori in prima linea con i giovani»

2 Ottobre 2024

I responsabili delle strutture d’accoglienza per minori difendono il loro operato e respingono le accuse

L’AQUILA. Si scrive sicurezza in città, si legge baby gang. L’assioma, in verità tutto ancora da dimostrare, tira automaticamente in ballo l’operato delle case famiglia, strutture di accoglienza per minori non accompagnati deputate a fare da filtro tra la storia personale di chi vi è accolto, spesso travagliata, e l’ecosistema sociale nel quale questi ultimi cercano di inserirsi, dovendo fare i conti con le inevitabili barriere linguistiche e culturali, con un mercato del lavoro difficilmente permeabile per chiunque – senza distinzioni di etnia o nazionalità – oltre che delle fisiologiche inquietudini tipiche del passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Ecco perché i responsabili delle stesse strutture, ciclicamente nell’occhio del ciclone, non ci stanno ad essere strumentalizzati dalla politica, né tantomeno dai facili verdetti dell’opinione pubblica. «Nella nostra città, da anni», fanno sapere, «le strutture socio-educative operano instancabilmente con l’obiettivo di offrire sostegno ai giovani in condizioni di fragilità sociale. Questi centri, animati da équipe multidisciplinari composte da assistenti sociali, psicologi ed educatori, rappresentano un punto di riferimento essenziale per il recupero e l’integrazione di ragazzi che, altrimenti, rischierebbero di rimanere ai margini. Ogni giorno, i nostri professionisti lavorano in prima linea per aiutare i giovani a scoprire le proprie risorse, a rispettare gli altri e le regole comunitarie, e a trovare la propria strada nel mondo degli adulti. Affrontando le complessità della crescita e delle problematiche giovanili, cercano di trasformare i punti di forza individuali in opportunità concrete e le difficoltà in occasioni di crescita e cambiamento. È un impegno continuo, quotidiano e difficile, ma che ha permesso, nel corso degli anni, di accogliere centinaia di minori in condizioni di abbandono. Ovviamente, i limiti normativi del nostro raggio d’azione ci impediscono di essere completamente efficaci quando nelle nostre strutture vengono collocati minori che hanno commesso reati, anche gravi, e per i quali la struttura socio-educativa dovrebbe arrivare alla fine del percorso di riabilitazione, non all’inizio. Il monitoraggio delle comunità avviene attraverso diverse istituzioni. Leggiamo che mancano i controlli e rimaniamo sorpresi, essendo sottoposti, legittimamente, a ispezioni ordinarie e straordinarie da parte della procura, del Comune e delle forze dell’ordine» spiegano. «Le nostre strutture operano con autorizzazioni al funzionamento provvisorie, in quanto la regione Abruzzo non dispone di una legge regionale di accreditamento. Pertanto, come previsto dalla normativa nazionale, sono i comuni a rilasciare tali autorizzazioni. In particolare, il Comune dell’Aquila applica un disciplinare molto rigido in termini di dotazione di personale e servizi offerti, garantendo così standard elevati di qualità. È dunque spiacevole e ingiusto che la speculazione politica contro di noi provenga da chi, per anni, è stato sensibile alle questioni legate all’accoglienza e alle difficoltà che le nostre strutture affrontano quotidianamente. Le nostre équipe non chiedono altro che continuare a svolgere il loro lavoro con la dedizione e l’impegno di sempre, nella speranza di costruire un futuro migliore per i giovani che assistiamo». (t.d.b.)