Elettrodotto, 150 contestatori nei guai

Rfi trascina in tribunale i residenti contrari ai tralicci e chiede di annullare l’ordinanza del 2010 che tutelava la salute
AVEZZANO. Rete Ferroviaria Italiana spa trascina in tribunale 150 avezzanesi che si oppongono alla realizzazione di un elettrodotto previsto in gran parte della zona nord della città. La polemica riesplode dopo anni di silenzio. Rfi chiede al tribunale di rendere inefficace o di revocare l’ordinanza che aveva impedito la realizzazione della variante all’elettrodotto a 66 Kv Roma Prenestina-Sagittario. Rfi, infatti, contesta la decisione adottata dal tribunale di Avezzano il 18 giugno 2010.
Secondo il collegio giudicante (Giovanni Garofolo presidente, Marco Cirillo ed Emanuele De Gregorio) l’elettrodotto in questione è potenzialmente pericoloso per la salute dei residenti e per questo motivo va interrato. Di fatto, il tribunale ribaltò la decisione del giudice monocratico che aveva respinto l’iniziale ricorso dei residenti. Il tribunale ha ordinato a Rfi, in applicazione al principio di precauzione, l’interruzione dei lavori e l’interramento dell’elettrodotto entro un anno, in quanto «lesivo del diritto alla salute». Secondo il tribunale, «il principio di precauzione è inserito, con le modifiche apportate al trattato di Maastricht, fra quelli fondamentali della politica comunitaria in materia ambientale. Un principio richiamato e fatto proprio nella legislazione nazionale dal Codice dell’ambiente». Ma un aspetto importantissimo della sentenza riguardava la pericolosità delle radiazioni sugli esseri umani. Dicono i giudici di Avezzano che «è un fatto notorio che i campi elettromagnetici sono stati inseriti tra gli agenti qualificati come possibili cancerogeni per l’uomo. In particolare», è riportato nella sentenza, «gli studi scientifici hanno rilevato un’associazione statisticamente significativa tra l’incremento dell’esposizione ai campi elettromagnetici e la leucemia infantile, con un rischio quasi doppio rispetto alle esposizioni inferiori». Insomma, per i giudici la realizzazione dell’elettrodotto sarebbe stata troppo rischiosa, e diventa d’obbligo quindi il principio di precauzione per la tutela alla salute delle persone. Ma non è tutto. Perché in città il caso dell’elettrodotto portò allo scontro gli stessi residenti. Una parte della popolazione (quella che vive in zona stazione o nel rione Pulcina) era favorevole allo spostamento, perché toglieva da sopra le loro teste i vecchi tralicci. L’altra parte, a Scalzagallo innanzitutto, non voleva il nuovo elettrodotto. Il 12 dicembre udienza in tribunale, con i 150 avezzanesi citati in giudizio.
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