Ennesima ripartenza tra timori e dubbi Negozianti in trincea

8 Dicembre 2020

In molti riaprono, altri temono controlli e rinviano tutto La giornata di pioggia non favorisce la ripresa degli affari 

L’AQUILA. «A noi non importa niente delle loro beghe politiche. Qui c’è gente che muore di fame». È più amaro del solito il caffè che sorseggia Ugo Mastropietro – imprenditore titolare di diverse attività e presidente di Conflavoro Pmi L’Aquila – che ha riaperto la sua gioielleria ai Quattro cantoni, nel cuore della città. «Sono stato tra i fautori della chiusura perché metto al primo posto la salute, ma questo gioco a chi vince e chi perde, che fa la politica, non mi piace. Nessuno tocchi i commercianti. Serve una visione complessiva e vanno create delle agevolazioni per accompagnare l’ennesima ripartenza, di cui noi aquilani siamo ormai diventati degli esperti dopo il terremoto. Penso a pedaggi liberi in tutte le autostrade italiane, ad agevolazioni per chi si sposta per lavoro e a misure concrete di vicinanza a chi soffre di più questa crisi. Di fatto già siamo nel 2021 e quando si presenteranno i bilanci si noterà un calo del 60-70%. Quindi, basta liti politiche e subito al lavoro per la ripresa».
LE ALTRE VOCI. «Affitti che corrono, tasse, dipendenti da pagare mentre altri stanno ancora spettando la cassa integrazione: è proprio nera», commenta Francesco “Chicco” Nurzia, che ha riaperto lo storico bar. «Gira pochissima gente, durante il periodo natalizio si lavorava con quelli che tornavano dalle grandi città e venivano per i regali, tra cui anche il torrone. Quest’anno niente». Tra l’altro, la pioggia fredda e sottile dopo mezzogiorno ha praticamente svuotato corso Vittorio Emanuele.
LA FORZA DELLE DONNE. Silvia Paradisi e Isabella Iapadre (Armenia casa in piazza Duomo) attendono la clientela. «Per noi», dicono, «è stato fondamentale tornare in attività. Abbiamo riaperto in centro il 14 novembre, il 18 ci hanno chiuso, era importantissimo riaprire. Tornare in centro dopo essere stati abituati al centro commerciale dove c’erano parcheggi è dura. Non solo la chiusura, ma anche la mancanza di parcheggi. E poi», proseguono, «bisogna dire che c’è stata anche molta imprecisione. Altre attività che vendevano la nostra stessa merce sono rimaste aperte e non riusciamo a capire come sia stato possibile». Chiara Caracciolo (Inestasy) è in centro da tre anni. «La nostra attività poteva stare aperta e siamo rimasti anche quando in giro non c’era nessuno. Per questo è importante ricominciare e rivedere gente». Chiara Pizzato (Antichi telai), parla di «riapertura importante, ma speriamo che gli aquilani si ricordino dei commercianti del centro e vengano per darci una mano». Francesca Sarracino, dell’omonimo punto vendita di via Verdi, «dal punto di vista economico l’apertura non è che sia servita a molto, se non per un po’ di buonumore. E anche se non abbiamo fatto un granché, è stato comunque importante vedere persone interessate». Alcuni commercianti non hanno riaperto, magari hanno solo riacceso le luci, spaventati dalla ridda di voci sull’ordinanza di Marsilio e timorosi di possibili controlli «mentre Stato e Regione litigano tra di loro», come confidano alcuni.
NATALE VICINO. Vetrine illuminate in via Verdi, e i due titolari di un’altra storica attività, Riccardo e Roberta Manzi, stanno allestendo le decorazioni natalizie. «Abbiamo riaperto non appena l’ordinanza del presidente Marco Marsilio ce l’ha permesso. Ma in giro c’è veramente poca gente. Qualche cliente è entrato e l’abbiamo servito, con tutte le cautele del caso e rispettando le misure anti-Covid. Probabilmente, c’è scarso movimento perché non tutti sono a conoscenza delle riaperture, c'è stata confusione». Intanto si devono fare i conti con uno stop di quasi 3 settimane: «Quello che abbiamo perso difficilmente si potrà recuperare», aggiungono i fratelli Manzi, «e ora speriamo nel Natale e poi a gennaio nei saldi. Anche se c’è incertezza e nessuna comunicazione da parte delle associazioni di categoria sulla data di partenza, che potrebbe essere posticipata». Anche i Manzi hanno sperimentato le vendite on line: «Siamo partiti, senza un sito fidelizzato e comunque abbiamo avuto ordini, anche da fuori regione. Sicuramente», concludono Riccardo e Roberta, «è un sistema utile, da mettere a punto per il futuro».(r.p.-r.s.)
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