Eredità contesa, la spunta l’ex rettore
Il tribunale affida al professore aquilano Di Orio i beni appartenuti al monsignore avezzanese
AVEZZANO. Il professor Ferdinando di Orio, dell’Aquila, è stato dichiarato erede universale dello zio don Giuseppe Di Iorio, storico parroco della Madonna del Passo di Avezzano.
Lo ha stabilito il tribunale di Avezzano, mettendo così la parola fine a una vicenda che aveva destato interesse vista la notorietà delle persone coinvolte.
Monsignor Giuseppe di Iorio, sacerdote profondamente radicato nella Marsica, aveva dedicato tutta la sua vita e la sua azione pastorale al servizio della gente e, in particolare, allo sviluppo e alla promozione sociale del quartiere Borgo Pineta.
Il tribunale ha respinto tutte le eccezioni avanzate dalla sorella del sacerdote, Elvira, deceduta durante le fasi del processo, e poi dal figlio Romolo Calisi, i quali avevano impugnato il testamento olografo del parroco.
Ma il tribunale ne ha riconosciuto la validità, anche sulla base di una perizia calligrafica e ha respinto la richiesta di annullamento del testamento a causa di una presunta incapacità mentale di monsignor Di Iorio al momento della redazione del documento.
Eccezione respinta sulla base di documentazione medica e di atti compiuti dal parroco responsabile della scuola materna parrocchiale, prima e dopo il testamento, da cui non emerge alcun deficit cognitivo.
Il tribunale ha quindi condannato Romolo Calisi e Dante Calisi, quest’ultimo rimasto contumace, a restituire al professor di Orio, ex rettore dell’Università dell’Aquila, i beni finora occupati illegittimamente e a rifondergli le spese di lite.
Già in precedenza, a dicembre 2011, la Procura di Avezzano aveva archiviato per manifesta infondatezza della notizia di reato una denuncia per appropriazione indebita a carico del professor di Orio, avanzata da Elvira Di Iorio, sempre per le stesse vicende ereditarie, in particolare 160mila euro, due abitazioni e un terreno. Su questo si era scatenata la vicenda giudiziaria tra le due famiglie.
Di Orio è difeso dall’avvocato Giovanni Marcangeli.
Gli altri familiari erano difesi dall’avvocato Raffaelino Tolli. (p.g.)
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