Eremo di Celestino V battaglia legale sullo chalet chiuso

L’associazione celestiniana ora chiede l’accesso agli atti Mastrogiuseppe: il nostro obiettivo è la fruibilità dell’area
SULMONA. L’associazione celestiniana non intende più aspettare e ha fatto richiesta di accesso agli atti sull’annosa vicenda della gestione dello chalet. La piccola struttura ai piedi dell’eremo di Celestino V è chiusa da cinque anni e la pratica è ferma da più di 100 giorni, dopo lo stallo dell’ultimo consiglio comunale sugli usi civici. Da qui, prima la diffida presentata a gennaio e ora la richiesta di accesso agli atti. «Si tratta di un atto dovuto», spiega il presidente dell’associazione Giulio Mastrogiuseppe, «che abbiamo fatto anche per tutelarci e per vedere il da farsi. Ora le strade sono due, o la cosa si sblocca una volta per tutte, o saremo nuovamente costretti a rivolgerci ai nostri legali. Un’assurdità se si pensa che il nostro obiettivo resta quello di rendere fruibile a tutti l’area dell’eremo».
Nonostante il tempo perso e i rimpalli di responsabilità, la speranza di arrivare a una soluzione resta. «Siamo fiduciosi, anche se con riserva», continua Mastrogiuseppe, «alla luce degli ultimi colloqui avuti col sindaco e con alcuni assessori. Speriamo che la cosa possa risolversi quanto prima e che si possa riaprire. Da risolvere anche la questione delle somme che la nostra associazione avanza per lavori svolti sulla struttura. Purtroppo, dopo l’eccezione sollevata sugli usi civici, una querelle puramente formale, nessuno si è preoccupato di occuparsi della sdemanializzazione dell’area di appena i 60 metri quadri occupata dallo chalet». Di fatto la struttura è chiusa dal 21 maggio del 2010, perché il 5 febbraio dello stesso anno l’allora sindaco Fabio Federico firmò l’ordinanza con cui venne disposta l’impraticabilità del sentiero in seguito alla caduta di alcuni massi. Appena tre mesi dopo, il 21 maggio, venne disposta anche l’interdizione dell’intera zona, chalet di Sant’Onofrio e tempio di Ercole Curino compresi. Dopo aver più volte sollecitato una decisione, l’associazione celestiniana aveva presentato a gennaio una diffida al Comune e la giunta nei mesi successivi aveva disposto la conferma dell’affidamento, poi bloccata nel consiglio comunale di maggio a causa dell’eccezione sugli usi civici, sollevata dal consigliere di minoranza Luigi La Civita. «Il senso di responsabilità ci ha impedito di intraprendere le vie legali», ricorda Mastrogiuseppe, «ma ora è tempo di agire e di farlo in fretta. Anche perché abbiamo in programma nuove iniziative, legate anche all’editoria, per promuovere l’area». Ma intanto resta chiuso l’unico punto ristoro di una delle zone più suggestive e note del centro Abruzzo. Una struttura di cui anche quest’estate non hanno potuto usufruire i tanti turisti arrivati sul Morrone, alla scoperta di quei luoghi suggestivi e spirituali. Del resto anche Papa Ratzinger, in visita a Sulmona il 4 luglio del 2010, dovette accontentarsi di sorvolare l’area a bordo di un elicottero. Il mese scorso, invece, alcune suore di clausura si sono avventurate lungo il ripido sentiero dell’eremo, senza potersi fermare a metà strada per rifocillarsi. Ancora una volta un biglietto da visita sbiadito, che poco potrà essere migliorato con i 180mila euro di fondi Fas destinati al marketing turistico della Valle Peligna.
Federica Pantano
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