Esclusa dal lavoro perché incinta: dirigenza Asl finisce sotto accusa

Il manager Testa: «Se il giudice ha stabilito questo, ottempereremo alla sentenza». Il caso in Regione Pietrucci (Pd): «Una figuraccia da evitare, macchia ulteriormente la gestione dell’azienda sanitaria»
AVEZZANO. Scoppia il caso dopo la sentenza del giudice del tribunale di Avezzano che ha condannato l’Asl di Avezzano Sulmona L’Aquila per discriminazione ai danni di una assistente sociale in gravidanza, alla quale non era stato rinnovato il contratto di lavoro. Il provvedimento, emesso dal giudice del lavoro del tribunale di Avezzano, Antonio Stanislao Fiduccia, che ha condannato l’azienda sanitaria a riassumere con proroga del contratto la dipendente, è finito all’attenzione della Regione e il consigliere del Pd, Pierpaolo Pietrucci, preannuncia provvedimenti.
Per ora il manager Asl, Roberto Testa, contattato dal Centro, si limita a commentare così: «Se il giudice ha stabilito questo ottempereremo alla sentenza».
Secondo Pietrucci, però, che vuole vederci chiaro sul caso, «non basta ottemperare alla sentenza e chiedere eventualmente scusa».
La vicenda riguarda un’assistente sociale marsicana che, dopo essere rimasta incinta, si era vista escludere dalle proroghe del contratto, concesse invece ad altri colleghi (16 in totale). «L’ennesima vergogna che macchia la gestione della nostra azienda sanitaria porta lo stigma della discriminazione sul lavoro di stampo sessista», afferma Pietrucci, «sarebbe bastata la semplice conoscenza delle leggi, la normale e corretta applicazione del contratto o forse semplicemente il buon senso per evitare questa figuraccia che, per quanto mi riguarda, avrà pesantissime conseguenze».
Secondo Pietrucci, «se il direttore generale, e con lui il direttore del personale Errico D’Amico, crede che la questione si risolva adeguandosi alla sentenza del giudice del lavoro, e scusandosi pubblicamente con la lavoratrice interessata, si sbaglia di grosso. Andrò fino in fondo perché questo comportamento aggiunge disdoro e umiliazione alla gestione della Asl1. Si somma all’infinita sequenza di errori, incapacità, sudditanza al potere politico della destra, ritardi, inefficienze, confusione e problemi che il manager ha dimostrato dal primo giorno del suo insediamento e che con la pandemia si sono amplificati a dismisura. Anche per realizzare un hub vaccinale decente all’Aquila, in cui verranno accolti il commissario Figliuolo e il capo della Protezione civile Curcio, ci sono voluti la protesta, l’indignazione e il disagio delle centinaia di utenti accalcati nell’attesa al sole o alla pioggia nella precedente, inadeguatissima struttura di via Ficara».
La dipendente, dopo l’esclusione dalla proroga del contratto, si era rivolta agli avvocati Salvatore Braghini, Renzo Lancia e Manuela Rinaldi che dopo una diffida alla Asl, senza alcun esito, avevano fatto ricorso in tribunale che ha dato loro ragione. «La notizia», afferma Pietrucci, riferendosi all’articolo del Centro in cui si racconta la vicenda, «davvero è la piccola, grande goccia che fa traboccare il vaso. Dimostra platealmente il modo con cui si gestisce l’azienda e si tratta il personale sanitario. Forte coi deboli e debole con i forti: mi batterò in ogni sede perché questa gestione abbia fine e i cittadini, il personale medico, le istituzioni locali, l’intera comunità aquilana possa finalmente tornare a dialogare e collaborare con un direttore generale all’altezza del suo compito».
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