Escluso l’omicidio, caso Carli archiviato

Il gip Mastelli: «Superflua qualsiasi ulteriore attività investigativa». Ma i familiari del 33enne sollevano altri dubbi
AVEZZANO. «Superflua qualsiasi ulteriore attività investigativa». Così il gip del tribunale di Avezzano, Anna Carla Mastelli, ha deciso di archiviare l’inchiesta per omicidio sulla morte di Marco Carli, accogliendo la tesi del pm Roberto Savelli. Le parole contenute nell’ordinanza del gip sono un pugno nella stomaco per il padre e il fratello del giovane trovato senza vita in un’abitazione di via Boito.
IL FATTO. Era il 3 giugno 2015. Carli fu trovato sul letto di una camera, ucciso da un colpo di pistola Glock di sua proprietà. Per il medico legale, che fin dall’inizio escluse il ricorso all’autopsia, e per gli investigatori che intervennero nell’abitazione, si trattò di suicidio. Pista che trova d’accordo il gip, che si è pronunciato dopo l’udienza camerale del 15 gennaio scorso. Secondo la Mastelli sul luogo dei fatti non vi sono tracce di colluttazione. Il gip ricorda che anche il perito balistico Paride Minervini aveva concluso con una ricostruzione simile a quella degli inquirenti.
LE RICOSTRUZIONI. Ricostruzione da sempre contestata da Roberto e Fabrizio Carli, padre e fratello del 33enne di Avezzano. I familiari si erano opposti all’archiviazione sostenendo, anche attraverso una consulenza di parte condotta dal professor Martino Farneti. Stando all’indagine difensiva il giovane potrebbe essere stato ucciso con un colpo di pistola alla fronte, al termine di una colluttazione, e qualcuno potrebbe avere inscenato il suicidio alterando la scena del crimine. «Considerazioni pregevolmente argomentate ma non condivisibili», per il gip. Che aggiunge: «L’autopsia psicologica eseguita dalla consulente di parte, pur concludendo nel senso di assenza di elementi psichici-comportamentali sintomatici di una volontà suicida, dall’altro lato non pone in evidenza la sussistenza di fonti di pericolo o situazioni di conflittualità con terze persone». Mancano «indizi chiari e precisi», sempre per il gip, per portare avanti altre indagini.
«NON CI ARRENDIAMO». Per Roberto e Fabrizio Carli, che in questa battaglia sono stati assistiti dagli avvocati Antonio Milo e Patrizia Coletta, la verità è diversa, sicuri che il loro Marco non si è arreso alla vita. «Restiamo convinti del fatto che vi siano state tante carenze investigative nell’immediatezza dei fatti e anche successivamente si sono avuti degli errori macroscopici», sottolinea Fabrizio Carli, fratello di Marco, «le tracce di sangue sotto al mento e l’assenza di macchie ematiche sulle mani sono incompatibili con la dinamica dell’evento. Senza dimenticare la pulizia frettolosa del luogo, poche ore dopo la tragedia. Inoltre, non vi è stata mai una certezza sulla traiettoria balistica. Ancora oggi non ci spieghiamo il fatto che il medico legale abbia firmato dicendo che non era necessaria un’autopsia. La salma non è stata mai riesumata. Ci sono stati negati i tabulati telefonici della richiesta di soccorso e non è stata fatta la genetica sulla pistola. Tutto molto strano. Marco, a detta delle persone sentite dalla criminologia Francesca De Rinaldis, era sereno nei giorni precedenti al fatto. Secondo i nostri consulenti la dinamica è molto diversa. Marco aveva la pistola poggiata sulle gambe: sarebbe dovuta cadere a terra. Per non parlare della presenza del bossolo nella camera di scoppio, rimasta lì perché c’è stata una forte pressione per impedire lo scorrimento della culatta otturatore, immaginabile solo con una colluttazione. Troppi dubbi. Decideremo che cosa fare, ma è certo che non ci arrenderemo alla ricerca della verità».
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