Esodo dei lavoratori della ricostruzione L’allarme della Cgil

28 Marzo 2018

L’AQUILA. «Molti lavoratori impegnati nella ricostruzione, non avendo certezze sulla stabilità del proprio posto, stanno scegliendo, a malincuore, di lasciare questa città e questo territorio per...

L’AQUILA. «Molti lavoratori impegnati nella ricostruzione, non avendo certezze sulla stabilità del proprio posto, stanno scegliendo, a malincuore, di lasciare questa città e questo territorio per andare dove possono avere rapporti di lavoro più tutelati».
A dirlo è Francesco Marrelli, segretario della Cgil-Funzione pubblica della provincia dell’Aquila. Marrelli è tornato a lanciare l’allarme sul destino dei dipendenti Ripam e su quello degli altri lavoratori impiegati nei due uffici speciali (Usra e Usrc) e nei comuni del Cratere in occasione dell’assemblea alla Camera del Lavoro per discutere delle elezioni delle Rsu e del rinnovo dei contratti nazionali del pubblico impiego. Incontro al quale ha preso parte anche la segretaria nazionale della Fp Serena Sorrentino.
Dalle stime fatte dalla Cgil, sarebbero già una quarantina i vincitori del concorsone e i precari con contratti a tempo determinato che si sono trasferiti altrove, in sedi e uffici con prospettive di assunzione più certe. Un vero e proprio mini esodo. Si tratta, infatti, di più del 10% dei lavoratori assunti dopo il terremoto, che sono, in totale, 300, di cui 200 a tempo indeterminato (128 all’Aquila e 72 nei comuni del cratere) e altri 100, circa, a tempo determinato (25 all’Usra, 25 all’Usrc e 56 all’Aquila). E ad andarsene sono anche quelli che, in teoria, dovrebbero sentirsi più garantiti, vale a dire i Ripam con contratti a tempo indeterminato. Questo perché all’epoca del concorsone, per permettere che questi lavoratori potessero essere assunti aggirando il blocco del turn over nel pubblico impiego, vennero implementate le dotazioni organiche dei comuni, con la clausola, però, che dal 2021 si sarebbe dovuti tornare alla situazione ex ante. Se le dotazioni dei comuni non verranno ampliate, quindi, quei 200 dipendenti diventeranno esuberi a tutti gli effetti. E l'allargamento delle piante organiche non è ancora stato fatto. «Il decreto fiscale collegato alla legge di Stabilità», spiega Marrelli, «ha prorogato i contratti a tempo determinato al 31 dicembre 2020 e i lavoratori del concorsone al 31 dicembre 2023. Ma si tratta, appunto, di proroghe. Il problema è solo rinviato. Le procedure necessarie per una stabilizzazione definitiva, con tanto di coperture finanziarie, non sono ancora state attivate».(ro.ci.)
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