Estorsione, la Cassazione ribalta la sentenza
Annullata l’assoluzione per Zaccardi e Testa. Ma per i due il giudizio proseguirà solo in sede civile
SULMONA. La Cassazione ha annullato l’assoluzione, disposta in primo grado e in Appello di Maurizio Zaccardi, 58 anni, e della 56enne Rossella Testa, dal reato di estorsione ai danni di due dipendenti della “Manhattan srl”, che gestisce un hotel nei pressi degli impianti sportivi dell’Incoronata. A ricorrere alla Corte di Cassazione sono stati Giovanna Lattanzio, 43 anni, e il 54enne Bruno Trinchini, che si sono costituiti parte civile dopo la denuncia che presentarono il 14 febbraio del 2013. La Procura generale ha chiesto che la sentenza della Corte d’Appello venisse annullata e lo ha fatto direttamente riprendendo alcune considerazioni riportate nel ricorso promosso dalla parte civile. «Come prospettato nel ricorso», è scritto nel ricorso, «il Tribunale non ha adeguatamente motivato sulla circostanza che le condotte degli imputati non potessero costituire una minaccia larvata di licenziamento a fronte delle specifiche censure proposte con l’appello nelle quali si faceva riferimento a specifici elementi di prova non adeguatamente valutati dal giudice di primo grado». Il pm della Cassazione, al contrario dei suoi colleghi del tribunale e della Corte d’Appello, ritiene dunque che la prospettazione della perdita del posto di lavoro in una discussione di carattere economico tra il datore di lavoro e i dipendenti possa costituire una indebita pressione, al punto da poter configurare il reato di estorsione, che era stato contestato, insieme a quello di omesso versamento di contributi previdenziali (per il quale non è stato proposto ricorso). E concludendo la requisitoria scritta, deduce che «l’omessa valutazione di tali elementi inficia e compromette, in modo decisivo, la tenuta logica e l’intera coerenza della motivazione». La Corte, all’udienza del 29 ottobre, ha così annullato la sentenza depositata il 19 settembre 2019 dalla Corte d’Appello dell’Aquila. Siccome la Procura generale presso la Corte d’Appello non ha impugnato la sentenza di due anni fa, gli imputati non potranno essere processati sotto il profilo penale, ma il giudizio proseguirà in sede civile. «In quella sede Lattanzio e Trinchini chiederanno il ristoro dei danni subiti per la condotta degli imputati», spiega il legale dei due dipendenti Vincenzo Colaiacovo. «Nel capo di imputazione si attribuivano ai due “ripetute ed inequivocabili minacce di licenziamento non altrimenti giustificabili e con la prospettazione della difficoltà di reperire una diversa occupazione lavorativa” avrebbero costretto i lavoratori in questione “ad accettare condizioni di lavoro e corresponsione di trattamenti retributivi non adeguati alle prestazioni effettuate contrari alla legge e ai contratti collettivi». (c.l.)
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