Ex Optimes, chiusa la battaglia legale

Respinto dalla Cassazione il ricorso della società Gallucci contro l’Università per la restituzione della struttura all’Arap
L’AQUILA. Una decisione della Cassazione ha forse messo fine alla battaglia legale che ha visto al centro della contesa l’ex struttura della Optimes che, dopo il terremoto, è stata utilizzata per alcuni anni come sede di facoltà universitarie. I giudici dell’Alta Corte, con una sentenza pubblicata di recente, hanno respinto un ricorso della società Gallucci contro Università e Consorzio per il Nucleo industriale con il quale la società privata contestava il fatto che l’Ateneo, quando non ha avuto più bisogno della struttura, l’aveva restituita al Consorzio e non a Gallucci.
La vicenda è molto complessa e parte da quando il “Fallimento Optimes” aveva venduto nel 2006 a Gallucci il capannone nel Nucleo di Pile. Tale cessione fu contestata dal Consorzio per il Nucleo industriale che rivendicò il diritto di prelazione all’acquisto. Varie sentenze hanno dato ragione al Consorzio per quanto riguarda la proprietà, ma restava aperta la questione della locazione. Semplificando parecchio: la società Gallucci ha sostenuto davanti ai giudici di Cassazione che, siccome il contratto di locazione era stato stipulato dalla stessa Gallucci con l’Università, una volta finita la locazione, cosa che è accaduta nell’agosto 2015, l’immobile doveva essere restituito a lei e non al Consorzio. La questione non è di lana caprina, in ballo c’erano le somme legate ai canoni di locazione. La Cassazione ha impiegato quasi 15 pagine per motivare la sentenza e ha rifatto tutta la storia in dettaglio.
I giudici dell’Alta Corte sostengono, in conclusione, la giustezza della decisione prima del tribunale e poi della Corte d’Appello. Infatti scrivono che “la sentenza di primo grado della presente controversia ha valorizzato il patto ancillare allegato al contratto di locazione, per giungere ad affermare che l’attuale ricorrente, essendo risultata soccombente nel giudizio amministrativo considerato in tale patto, non aveva più diritto alla restituzione del bene alla scadenza del contratto locatizio, per cui correttamente la conduttrice (l’Università, ndr) ha restituito il bene all’Arap”. Da quello che emerge dal linguaggio burocratico il patto “ancillare” allegato al contratto di locazione prevedeva che se la magistratura avesse stabilito che la proprietà fosse stata riconosciuta al Consorzio (come è accaduto) e non a Gallucci, anche il contratto di locazione doveva adeguarsi a tale decisione. Il ricorso è stato respinto.
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