Ex Otefal senza acquirenti Melilla si rivolge al ministro

Il parlamentare di Sel presenta un’interrogazione a Poletti per promuovere iniziative volte a salvare l’azienda e i 172 lavoratori in mobilità dal 30 giugno
L’AQUILA. «Un dramma occupazionale, che va affrontato». Sulla vicenda dell’ex Otefal, con 172 lavoratori finiti in mobilità, il parlamentare abruzzese Gianni Melilla (Sel) ha rivolto un’interrogazione a risposta scritta al ministro del Lavoro.
Melilla prende spunto dalle dichiarazioni rilasciate al Centro dal curatore fallimentare Omero Martella e chiede al ministro Poletti «se non ritenga doveroso promuovere un’iniziativa urgente con le parti sociali e gli enti locali, per cercare soluzioni produttive e occupazionali e scongiurare questo dramma occupazionale». Nell’interrogazione il deputato di Sel sottolinea che «sul destino dei 172 lavoratori la situazione resta molto incerta. Il curatore fallimentare riunirà il comitato dei creditori e in quella sede si deciderà se procedere con nuove aste per la vendita dello stabilimento, che altrimenti verrà liquidato. Le prime tre sono andate deserte, nonostante si parlasse di due possibili acquirenti stranieri, una cordata spagnola e un gruppo industriale indiano». Melilla ricorda la storia della fabbrica di Bazzano, specializzata nella produzione di alluminio: «L’odissea dell’ex Otefal, che allora contava 230 unità ed era di proprietà della famiglia bergamasca Pozzoli, è iniziata nel 2008, dopo un investimento sbagliato in Sardegna, il crollo del prezzo delle materie prime, la stretta creditizia e infine il terremoto del 2009. A luglio del 2010 il Tribunale approva il ricorso al concordato preventivo e si fa una gara per l’affitto di un ramo d’azienda, vinta dalla Madar: i siriani decidono di investire in Italia e puntano sulla fabbrica aquilana. Le procedure per la riattivazione del sito e il riassorbimento del personale non sono facili. Ma alla fine, dopo sei mesi di chiusura totale, si firma l’accordo per l’ingresso dei siriani e all’inizio del 2013 la fabbrica riapre i battenti. La Madar sembrava intenzionata all’acquisto definitivo dell’immobile e vedeva in prospettiva una produzione di 24mila tonnellate di alluminio all’anno. Fu riavviata la linea di verniciatura dell’alluminio e 120 dipendenti rientrarono in fabbrica, con altri 60 in cassa integrazione a rotazione». Ma l’epilogo è stato disastroso: «I 172 dipendenti», si legge nell’interrogazione, «sono in mobilità dallo scorso 30 giugno, quando è scaduta la cassa integrazione. I siriani hanno abbandonato tutto dopo appena 12 mesi, nonostante il mercato dell’alluminio sia – a detta dei sindacati – un settore solido. Prima della terza asta, si era parlato di due aziende straniere pronte a presentare un’offerta di acquisizione. Invece nulla. Senza un nuovo proprietario», conclude Melilla rivolto al ministro Poletti, «il destino dei lavoratori appare segnato».
Romana Scopano
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