Ex preside e broker arrestate per usura

Tonti e Valeri ai domiciliari. Per l’accusa concedevano soldi in prestito con interessi del 240% annui. Sequestrati assegni
SULMONA. La mattina era in cattedra alla guida dell’istituto scolastico che dirigeva in maniera impeccabile e severa. Fuori dalle aule si dedicava a concedere prestiti alle persone in grave difficoltà economiche chiedendo interessi fino al 240% all’anno. Un’attività illecita che portava avanti con la complicità di un’altra donna, anche lei insospettabile, agente delle assicurazioni. Sono le accuse mosse dalla squadra anticrimine del commissariato di Sulmona guidata da Daniele L’Erario. Grazie alla testimonianza di una vittima di usura, gli agenti sono riusciti a ricostruire il modo in cui le due donne portavano avanti la loro attività di strozzine. Da ieri sono agli arresti domiciliari con l’accusa di usura aggravata in concorso, su ordine di custodia cautelare emesso dal gip del tribunale di Sulmona, Marco Billi, l’ex dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Serafini-Di Stefano, da tre mesi in pensione, Elvira Tonti, 65 anni, originaria di Campobasso ma da decenni residente a Sulmona, e la broker delle assicurazioni Katia Valeri, sulmonese di 55 anni.
LE INDAGINI. A chiedere la misura cautelare nei confronti delle due donne è stato il sostituto procuratore Stefano Iafolla, che ieri mattina ha spiegato i dettagli dell’operazione alla presenza della dirigente del commissariato, Francesca La Chioma. Tutto è partito dalla violenta aggressione ai danni della titolare di un autolavaggio avvenuta a Sulmona il 19 settembre scorso. Episodio che ha portato all’arresto per il reato di usura, nel mese di ottobre, di un’intera famiglia sulmonese di origine rom, Sonia Di Rosa, autrice dell’aggressione, il marito Bruno Spinelli, il figlio Luigino Spinelli e la nonna Liliana Morelli. Nel corso delle indagini la squadra anticrimine del commissariato è riuscita ad appurare che la titolare dell’autolavaggio, nello stesso periodo, era vittima di usura da parte di due donne sulmonesi.
LA TESTIMONIANZA. Era il giugno del 2014 quando per provvedere a restituire il prestito a tassi usurari ricevuto dalla famiglia rom, la donna vittima dell’usura si decise a chiedere un prestito a una sua cliente, Katia Valeri, la quale in precedenza si era resa disponibile ad aiutarla in caso di necessità economiche. E un giorno che la Valeri si era presentata all’autolavaggio per pulire la sua auto le chiese un prestito di 2mila euro. Quel giorno la Valeri era in compagnia di Elvira Tonti, che presentò come sua amica. Sia Valeri che Tonti furono subito disponibili a concedere il prestito a fronte di un interesse mensile del 20%. Dopo alcune ore la Valeri tornò all’autolavaggio e le consegnò la somma di 1.800 euro (il prestito richiesto meno la prima rata di interessi, in cambio di un assegno di 2.400 euro a garanzia, che venne in parte compilato dalla stessa Valeri). Nel gennaio del 2015, pressata dalle richieste della famiglia rom, la titolare dell’autolavaggio chiese alle due donne finite agli arresti, di poter posticipare di un mese la corresponsione degli interessi sul prestito ricevuto. Le due acconsentirono ma pretesero la consegna a titolo di garanzia, di un altro assegno di 400 euro che lei consegnò recandosi a casa della Valeri, parte in assegno e parte in contanti. Una storia che è proseguita fino all’aprile scorso per un ammontare complessivo di 6 mila euro che la titolare ha dovuto sborsare a titolo di interesse, consegnando i soldi negli ultimi mesi, sempre alla Tonti.
LE PROVE. A suffragare la veridicità della testimonianza della titolare dell’autolavaggio, la squadra anticrimine ha recuperato gli assegni con i relativi cedolini, restituiti successivamente dalle indagate, recanti date, importi e annotazioni corrispondenti a quelli riferiti dalla vittima, che la stessa Valeri avrebbe annotato sui titoli. Nel corso delle perquisizioni effettuate ieri a Sulmona e a Roma la squadra anticrimine ha recuperato altro materiale ritenuto utile alle indagini.
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