Ex Sercom, è polemica
L’ambientalista Scarsella: no al biscottificio, si pensi al sociale
L’AQUILA. Una strada piena di ostacoli, l’insediamento di un biscottificio all’interno dell’ex Sercom di Pagliare di Sassa. Il progetto del sindaco Massimo Cialente, suffragato da una delibera di giunta che ha variato la destinazione d’uso dell’immobile, fa riaccendere il dibattito intorno al futuro del complesso immobiliare, costruito 15 anni fa e inizialmente destinato a diventare un mega-centro commerciale. I residenti della zona sono pronti a convocare un’assemblea pubblica e intanto lanciano una proposta al sindaco: «Collochi il biscottificio nei siti industriali di Sassa e Pile», suggerisce l’ambientalista Maria Scarsella, «e crei nello spazio dell’area ex Sercom un progetto sociale armonioso e accogliente, vanto anche delle prossime generazioni. A mio parere, esiste la possibilità di creare tantissimi posti di lavoro, anche più dei 200 da lei indicati. Non continuiamo, però, con l’offerta di progetti che portano solo disagi alla comunità e disarmonia all’ambiente».
Scarsella fa appello al programma del 2007 di Cialente, in cui si faceva riferimento alla concertazione con i territori, ma soprattutto lo invita a verificare l’effettiva fattibilità del progetto. «Il capannone ex Sercom», spiega la residente di Pagliare di Sassa, «si trova in un sito vincolato con decreto del ministero per le Attività culturali nel 2005 e la competente Soprintendenza dell’Aquila, con nota del 26 maggio 2015, descrive l’iter procedurale per le pratiche edilizie da autorizzarsi in zone sottoposte a vincolo paesaggistico, affermando che la Regione si pronuncia dopo aver acquisito il parere vincolante della Soprintendenza. A tanti anni dal terremoto, a mio avviso, non è più applicabile lo stato d’emergenza e, quindi, andare in deroga alle disposizioni di legge». Ma non solo: «Lei conosce bene il famoso capannone», prosegue Scarsella rivolta al sindaco, «e sa che si trova all’interno del Progetto Case di Pagliare di Sassa (che ha un gran numero di abitanti). Immagini una fabbrica in mezzo alle case e tutto il traffico veicolare non gestibile, perché c’è solo una piccola stradina provinciale». Scarsella sottolinea come «l’indecoroso stato di Pagliare non sia solo opera del terremoto, ma del totale abbandono amministrativo. Le frazioni sono state considerate, sempre, come fonte generosa di voti e poi abbandonate e disconosciute». E in conclusione, sul capannone di 25mila quadrati avanza un’ipotesi: «È forse difficile trovare finanziamenti per il suo abbattimento? Sicuramente con le sue competenze amministrative, sindaco, riuscirà a trovare la strada giusta, magari percorrendo anche quella europea».
Romana Scopano
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