Ex Utr a tempo indeterminato, ma a scadenza

16 Ottobre 2018

I 72 lavoratori degli uffici della ricostruzione lanciano un appello a Di Maio per sanare la posizione

L’AQUILA. Indeterminati a termine. È l’ossimoro che da 6 anni tiene prigionieri i 72 vincitori del concorsone Ripam Abruzzo assegnati agli Utr, gli Uffici territoriali per la ricostruzione istituiti dalla legge Barca nel 2012, per fornire assistenza tecnica ai Comuni del Cratere. Dallo scorso luglio, gli Utr sono stati soppressi e le loro competenze sono passate in capo all’Usrc, l’Ufficio speciale per la ricostruzione ,che ha sede a Fossa, per effetto di una riorganizzazione prevista nella legge di Stabilità 2017. Il provvedimento ha però lasciato irrisolto il nodo dei contratti con cui questi lavoratori sono stati assunti a suo tempo: formalmente a tempo indeterminato ma, in realtà, con una data di scadenza ben precisa, il 2021, limite poi portato al 2023. Tra cinque anni questi lavoratori rischiano di diventare degli esuberi, perché i Comuni con cui hanno stipulato il loro contratto non hanno la capienza organica per riassorbirli tutti. Una situazione kafkiana, denunciata per l’ennesima volta dai sindacati di base degli Enti locali ieri in conferenza stampa. Le Rsu hanno voluto lanciare anche un appello al ministro del Lavoro Luigi Di Maio e a quello dei Trasporti Danilo Toninelli, affinché si facciano carico del problema. «In questa storia non è in ballo solo il nostro interesse particolare», affermano Marco Foliero, Luigi Iasci, Giovanni Di Achille e Maria Laura Borgognoni, «ma anche un interesse pubblico. La nostra precarietà lavorativa, infatti, si riflette negativamente anche sulla ricostruzione, rallentando le procedure istruttorie».
Dinanzi a questa incertezza, più della metà dei 72 lavoratori originariamente assunti hanno preferito andare via, facendo altri concorsi o accettando il trasferimento negli uffici centrali di qualche ministero. «E quando un dipendente va via», spiegano i sindacalisti, «per rimpiazzarlo e per formarne uno nuovo ci vuole almeno un anno e mezzo». E oltre al danno, per chi ha scelto di rimanere, c’è anche la beffa: «Per la prima volta nella storia del pubblico impiego», dicono le Rsu, «i vincitori di un concorso a tempo indeterminato si sono trovati in una situazione di precarietà, ma gli idonei non vincitori dello stesso concorso sono stati chiamati da altre amministrazioni italiane con contratti senza scadenze».
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