Fabio e Dino, storico sì

22 Gennaio 2017

Celebrata la prima unione civile di una coppia gay nella provincia dell’Aquila

AVEZZANO. Mezz’ora prima del sì, nella sala consiliare del municipio, Erminia Massaro e Filippo Morelli di “Abruzzo in musica” provano il repertorio della cerimonia. Gli sposi hanno voluto le loro canzoni, da “Grande grande grande” di Mina a “L’emozione non ha voce” di Celentano. Fuori è pronto anche un pullman a due piani che dovrà portare gli ospiti al ristorante. Il primo ad arrivare è Fabio Morelli. Ha gli occhi lucidi.

«È una settimana che piange» commenta una delle ospiti, che piange a sua volta.

Qualche minuto più tardi spunta Dino Bordò in un impeccabile abito grigio e una rosa arcobaleno all’occhiello.

Sono gli istanti di una giornata che, piaccia o no, va consegnata alla storia. Perché quella di Fabio e Dino è la prima unione civile in provincia dell’Aquila.

Un matrimonio arrivato dopo 18 anni di convivenza.

«Questa legge è una conquista di civiltà», le parole del celebrante Mario Casale, amico della coppia. «Parliamo di persone che hanno dovuto lottare per i propri diritti, sfidare una società che fatica ad accettarle e pretende che si nascondano», riprende Casale, con addosso la fascia tricolore, «coppie che da tempo hanno dichiarato il loro amore e adesso conquistano certezze e legalità. È giusto e moderno celebrare la vostra unione civile».

Nella splendida sala consiliare del Comune di Avezzano, sotto la volta dipinta dal pittore siciliano Ferdinando Stracuzzi che ha voluto celebrare la forza e la storica rinascita di un popolo, dal prosciugamento del Fucino alla ricostruzione della città dopo il terremoto del 1915, Fabio e Dino si tengono per mano e ascoltano il rito pronunciato da Casale: «È lei Bordò Dino, nato a... Intende unirsi in matrimonio con...». Fino allo scambio di fedi nuziali, davanti ai testimoni Paola Bordò ed Emanuele Livi, c’è un silenzio carico di commozione. Prima di un lungo e liberatorio applauso fatto partire dai componenti dell’associazione Arcigay “Massimo Consoli” dell’Aquila. Gli invitati sono tanti, i curiosi anche.

«È stata un’emozione continua, per un passo arrivato tardi, ma adesso è stato fatto», commenta Dino Bordò, «mi viene in mente la scritta che c’è nei tribunali. Prima avevamo doveri sì e diritto no. Adesso sì che la legge è uguale per tutti».

Fabio Morelli, avezzanese di origine rom, parrucchiere di professione e da anni attivo del sociale, sfodera una bandiera arcobaleno, simbolo della pace e del movimento di liberazione omosessuale.

«È un giorno importante per Avezzano», le sue parole, «ma ne è valsa la pena. Sono emozionatissimo. Per noi è stata una settimana travagliata, fra neve e terremoto, e fino all’ultimo non sapevamo se ci sarebbe stata concessa la sala consiliare. È tutto bello».

Alla coppia è arrivato anche il messaggio di auguri dell’assessore comunale alle Politiche sociali, Fabrizio Amatilli: «Ad Avezzano oggi è stata celebrata la prima unione civile della provincia dell’Aquila. Vorrei fare gli auguri a Fabio e Dino. Sono sicuro che anche loro avrebbero preferito vivere questo giorno con più riservatezza, senza l’invadenza di noi tutti. Ma essere la prima coppia gay della provincia a unirsi civilmente li espone inevitabilmente a diventare un simbolo. Mi piacerebbe che da Avezzano partisse idealmente questo messaggio, contro l’omofobia, contro l’ignoranza».

Fuori dal municipio una piccola folla attende l’uscita della coppia per il tradizionale lancio di riso. Il fotografo Alessandro Capoccetti non si perde uno scatto. E prima della festa serale arrivano i doni. Uno di questi è in una busta bianca con sopra la scritta “mister e mister”, signore e signore.

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