Fallimento della Framiva: ipotesi per salvare 60 posti

Si valuta la possibilità della cessione dell’attività a un nuovo soggetto industriale De Sanctis (Fiom-Cgil): «L’occupazione nel territorio non può diminuire ancora»
L’AQUILA. Cessione dell’attività a un nuovo soggetto industriale e adozione della cassa integrazione straordinaria per i 60 lavoratori.
Sono i due passaggi fondamentali che la Fiom porterà oggi all’attenzione del commissario della Framiva, dopo il fallimento della società dichiarato dal tribunale di Busto Arsizio. I sindacati hanno chiesto anche l’apertura di un tavolo in prefettura, con il coinvolgimento delle istituzioni locali. «Alle 19,30 di venerdì 24 luglio», dice la segretaria provinciale della Fiom Elvira Simona De Sanctis, «la temuta tegola si è abbattuta violentemente sulle teste dei circa 60 lavoratori della Framiva e delle loro famiglie. Già negli scorsi mesi le organizzazioni sindacali avevano lanciato ripetuti messaggi d'allarme e oggi purtroppo gli stessi lavoratori che nel 2012 hanno subìto sulla loro pelle il fallimento Otefal (peraltro non ancora concluso), sono vittime di un ulteriore fallimento, quello Framiva. Un vero record».
Framiva ha rilevato il sito di Bazzano, specializzato nella lavorazione di alluminio, nel 2015, alla quinta asta fallimentare. «Questo territorio non può certo rischiare di perdere posti di lavoro», sottolinea De Sanctis, «perché non è in grado di riassorbire nel tessuto produttivo coloro che perdono l’occupazione. Pertanto, in relazione al fallimento Framiva, la Fiom ritiene che la prima cosa da fare, con l’appoggio di tutte le istituzioni (Comune, Provincia, Regione, Prefettura), sia quella di capire se ci siano prospettive concrete di cessione dell’attività a un nuovo soggetto con conseguente riassorbimento occupazionale. In tal caso», spiega la segretaria Fiom, «ci sarebbe anche la possibilità di poter accedere, per il periodo transitorio, alla cassa integrazione straordinaria, secondo quanto previsto dal decreto Genova, dando una prima risposta ai lavoratori, così intensamente provati, attraverso il sostegno al reddito della cassa integrazione straordinaria».
Ma la vicenda è piuttosto ingarbugliata: «Innanzitutto», continua De Sanctis, «c’è da sciogliere il nodo del doppio fallimento, quello della Otefal (mai chiuso) e quello di queste ore della Framiva, e comprenderne il complicato incrocio. L’incontro col curatore fallimentare potrebbe rappresentare l’occasione per acquisire le necessarie informazioni. Intanto», conclude De Sanctis, «la Fiom-Cgil, attraverso l’ufficio vertenze della Cgil, si è immediatamente attivata per avviare i passaggi formali e consentire ai lavoratori di recuperare i crediti che vantano nei confronti della Framiva».
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