Fallimento Framiva, 60 posti a rischio

26 Luglio 2020

Rigettata la richiesta di concordato presentata al tribunale di Busto Arsizio, i sindacati chiamano in campo la prefettura

L’AQUILA. Un mese fa i sindacati avevano parlato di una crisi industriale che rischiava di trasformarsi in crisi sociale. E purtroppo è arrivato il fallimento della Framiva di Varese, che gestisce l’ex stabilimento Otefal di Bazzano.
La decisione presa dal tribunale di Busto Arsizio blocca l’attività produttiva e apre un nuovo dramma occupazionale per 60 operai che si erano mobilitati nei mesi scorsi per difendere il loro posto di lavoro. Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto la convocazione urgente di un tavolo in prefettura e martedì incontreranno il commissario del sito aquilano per capire quali strumenti di sostegno possono essere attivati. La Framiva aveva presentato richiesta di concordato preventivo per tutti i siti italiani, compreso quello aquilano: venerdì sera il tribunale di Busto Arsizio non solo l’ha dichiarata inammissibile, ma ha dichiarato il fallimento dell’azienda. «Nonostante gli enormi sforzi profusi al fine di tutelare la capacità occupazionale», ha comunicato ai sindacati il legale della società Vincenzo Maruccio, «a oggi vi è un repentino blocco e, dunque, non è possibile alcuna prosecuzione dell’attività produttiva». L’avvocato Maruccio ha annunciato che «la Framiva sta valutando la possibilità di impugnare il provvedimento considerato ingiusto, non solo per la libera iniziativa economica, ma anche e soprattutto per le ricadute sociali che lo stesso procurerà nei territori sensibili come quello dell’Aquila e di Domodossola». Ma intanto occorre tutelare i 60 lavoratori: «La notizia del fallimento è arrivata venerdì sera», spiega la segretaria della Uilm Clara Ciuca, «e ci siamo mossi subito con il curatore fallimentare Omero Martella, visto che andava chiuso il reparto della fonderia. In poco tempo è stato rintracciato il commissario, che ha autorizzato lo spegnimento dei forni dove viene fuso l’alluminio. In attesa della convocazione in prefettura, martedì incontreremo il commissario, per trovare una soluzione sul fronte degli ammortizzatori sociali. Ora è in vigore il decreto Covid che blocca i licenziamenti, ma i lavoratori non possono essere lasciati senza sostegni. Inoltre, chiederemo che vengano pagati gli stipendi di luglio. Ancora una volta», sottolinea Ciuca, «ci troviamo di fronte a un dramma occupazionale che coinvolge 60 famiglie, per il quale avevamo sollecitato l’intervento delle istituzioni. Il nostro territorio continua a perdere posti di lavoro che non può riassorbire nel tessuto produttivo».
La società di Varese ha rilevato l’ex sito Otefal nel 2015, alla quinta asta fallimentare: la chiusura dello stabilimento si era rischiata già lo scorso marzo, visto che non risultava versata l’ultima rata di acquisizione di 2milioni e 700mila euro.
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