Falsi certificati, 10 arresti

Coinvolti lo psichiatra Gallese, Aratari e Arioli. Domiciliari per due carabinieri
AVEZZANO. C’è l’ex assessore regionale con pensione da 7mila euro al mese che dopo un incidente stradale paga 200 euro e ottiene un certificato per tentare di spillare 150mila euro a un’assicurazione. C’è il rom pluripregiudicato che va dal medico compiacente per evitare udienze di processi «particolarmente stressanti» e nei giorni liberi guida macchine di grossa cilindrata, come la Porsche Panamera S4. Ci sono quelli delle finte pensioni d’invalidità a cui il medico consiglia qualche trucchetto per superare brillantemente la visita. C’è anche l’agente di polizia penitenziaria in servizio al carcere di Avezzano che con «attacchi di panico e umore depresso» necessita di un assoluto riposo, per mesi e mesi. E ci sono altre divise infedeli nelle 78 pagine di accuse firmate dal gip del tribunale, Maria Proia. All’alba di ieri la Finanza ha eseguito dieci ordinanze di custodia.
ECCO TUTTI I NOMI. Quello che fa più rumore è il nome di Angelo Gallese, 61 anni, psichiatra e dirigente Asl, responsabile del Centro di salute mentale di Avezzano. Che in un’intercettazione esalta la sua fama: «...Però nel momento in cui cerco di rendermi disponibile... è chiaro che manco posso fare il pignolo... perché a me mi conosce tutta Avezzano... mezza Marsica». Per Gallese il gip ha previsto il carcere, ma da mercoledì si trova ricoverato (ora anche piantonato) in una struttura sanitaria di Tivoli e nelle prossime ore dovrebbe essere trasferito a Pescara. Ma non è il solo nome noto al centro di quest’inchiesta. In carcere sono finiti Arnaldo Aratari, 60 anni, di Gioia dei Marsi, imprenditore nel settore della sanità, e il rom avezzanese Orlando Morelli, 43enne. Ai domiciliari Tiziana Mascitelli, 56 anni, moglie di Aratari, il medico di pronto soccorso Gino Arioli, 65enne, di Ortucchio, Luigi Maiello, 47 anni, di Avezzano, agente di polizia penitenziaria, il brigadiere dei carabinieri Carmine Macerola, 52 anni, di Cerchio (in congedo dal 30 giugno dell’anno scorso dopo avere lavorato a Collarmele), Giuseppe Agostinacchio, altro brigadiere dei carabinieri in congedo, romano di 51 anni, Maria Palma Di Biase, 64 anni, di San Benedetto dei Marsi, e Mario Panunzi, 76 anni, di Avezzano. Quest’ultimo con un passato in politica, già consigliere e assessore regionale. Altre otto persone sono indagate: Guglielmo Mascitelli di Gioia, Paolo Di Bella di Avezzano, l’albanese Njiac Shahini residente in città, Ida Morelli di Avezzano, Paola Fracassi di Avezzano, Mauro Arcangeli di Carsoli, Raffaele Larussa di Catanzaro e Gianluca Alfonsi di Gioia.
LE ACCUSE NEI VIDEO. Sono diversi i reati contestati e, a vario titolo, vanno dalla frode processuale alla corruzione, dalla falsità materiale ed ideologica commessa da pubblici ufficiali in atto pubblico e alla frode assicurativa, fino alla truffa ai danni dello Stato e al favoreggiamento. L’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, Roberto Ravelli, e portata avanti dalle Fiamme gialle del comando dell’Aquila, guidato dal colonnello Sergio Aloia, e della compagnia di Avezzano, agli ordini del capitano Alessio Grillo. Ci sono pagine e pagine di intercettazioni telefoniche, ma gran parte dell’indagine si basa su filmati registrati da una telecamera nascosta nello studio del Centro di salute mentale del dottor Gallese. Secondo l’accusa, i falsi certificati venivano rilasciati da Gallese, dietro pagamento di somme di denaro (come 250 euro nel caso di Morelli e altrettanti per Maiello, oppure i 300-500 da Aratari e Mascitelli).
«EMPORIO DEL FALSO». «Un’incessante e lucrativa attività di vendita di certificati falsi ai diversi avventori che, si presume, sulla base di un criminale passaparola, si avvicendavano nel suo ufficio», sottolineano gli investigatori, «il quadro emergente all’esito di tali indagini appariva particolarmente desolante: da una parte un rappresentante delle istituzioni che, nonostante il giuramento di fedeltà allo Stato e il giuramento di Ippocrate, trasformava il suo ufficio nel Centro di Igiene mentale, preposto alla cura di persone con malattie psichiche, in un vero e proprio emporio di certificati falsi, dall’altra un’inquietante congerie di persone, anche fra loro diverse che non si facevano remora alcuna di pagare somme illecite pur di ottenere fraudolenti certificati medici, con cui avanzare domande risarcitorie all’esito di sinistri stradali, istanze di congedo per malattia al proprio datore di lavoro, domande di invalidità o di esonero dal presenziare ai processi».
TASTO GALEOTTO. Indagine che ha preso le mosse da un altro filone d’inchiesta su Aratari e una presunta truffa allo Stato. Durante un incontro con Gallese, Aratari ha premuto involontariamente il tasto del telefonino e gli investigatori in ascolto hanno iniziato ad avere sospetti anche sul dirigente della Asl.
DIVISE E SOSPETTI. Nell’indagine sono coinvolti due carabinieri in congedo, un agente della polizia penitenziaria e anche il finanziere Gianluca Alfonsi, anche consigliere della Provincia dell’Aquila, con deleghe su scuole e viabilità, e consigliere comunale a Gioia dei Marsi. Secondo l’accusa, Alfonsi ha comunicato ad Aratari che c’erano indagini a suo carico (rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio). E sempre secondo l’accusa il brigadiere dei carabinieri Macerola, che aveva usufruito di certificazione medica di comodo, ha seriamente compromesso le indagini.
LA MICROSPIA SVELATA. Il 4 novembre 2017 alle 9.54 Macerola, esperto di intercettazioni, entra nello studio di Gallese, fa cenno di non parlare, si dirige verso il punto dove c’è una microspia e la segnala a Gallese. «Ha seriamente compromesso le indagini», evidenzia il gip.
LA DIFESA. La data degli interrogatori di garanzia non è stata fissata. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Antonio Milo, Franco Colucci, Mario Del Pretaro, Cesidio Di Salvatore, Stefano Guanciale, Berardino Terra e Felice Iacoboni.
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