Famiglia in ostaggio di quattro banditi

Rapina nella villa di un imprenditore, si fanno aprire la cassaforte e portano via soldi, oro, bigiotteria e due pistole
CARSOLI. Hanno tenuto in ostaggio una famiglia per un’ora, facendosi aprire casseforti e cassette di sicurezza. Poi alla fine sono fuggiti con oro, bigiotteria, contanti e due pistole, di cui una carica e funzionante.
È stata una notte di terrore quella che si è ritrovato a vivere Roberto Rossi, imprenditore edile di Carsoli, insieme a sua moglie e ai suoi due figli, una di 19 anni e un 14enne.
«Siamo romeni e abitiamo in zona», avrebbero detto i rapinatori a Rossi prima di fuggire e far perdere le loro tracce, «non fare denuncia perché sennò ti veniamo a cercare».
Erano da poco passate le tre di notte e tutta la famiglia era a letto.
Secondo la ricostruzione dei militari della compagnia di Tagliacozzo, al comando del capitano Edoardo Commandè, l’intenzione della banda di rapinatori in realtà era di fare un furto e non una rapina. La volontà è poi cambiata durante il colpo, quando i malviventi si sono ritrovati davanti a una cassaforte inaccessibile.
A dimostrarlo è il fatto che i balordi non erano armati e comunque prima di entrare hanno lasciato le scarpe fuori dalla porta-finestra della cucina, da cui hanno fatto irruzione per entrare in casa, dopo aver tranciato una parte di recinzione.
Sono entrati solo con i calzini ai piedi, per non fare rumore e per non lasciare impronte ma quando si sono trovati di fronte alla cassaforte non sono riusciti ad aprirla e allora hanno deciso di svegliare il proprietario di casa. Sono saliti al piano notte e lo hanno minacciato.
«Se non fai quello che ti diciamo noi rapiamo i tuoi figli», avrebbero detto a Rossi. Uno di loro ha raggiunto la figlia 19enne e le ha detto di rimanere a letto, per non prendere freddo. Parlavano in italiano ma con accento romeno.
All’interno della villa erano in tre. Due incappucciati, uno a volto scoperto. Un quarto uomo è rimasto all’esterno, a fare da palo. I malviventi hanno portato via ogni cosa avesse un valore. Contanti per qualche centinaio di euro, oro, bigiotteria e due pistole, detenute regolarmente, di cui una carica e funzionante.
Dopo aver fatto razzìa di ogni cosa la banda è fuggita, facendo perdere le proprie tracce. A quel punto Rossi ha allertato il 112.
Per i rilievi sono arrivati dall’Aquila gli uomini del nucleo investigativo, al comando del maggiore Cosimo Petese. I rapinatori hanno lasciato impronte e gli investigatori sono riuscite a rilevarle.
Sul posto è arrivato dal comando provinciale dell’Arma, anche il colonnello Antonio Servedio.
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