Famiglia nel tugurio senza luce, acqua e gas

7 Dicembre 2019

Anziana malata e i suoi due figli costretti a vivere con 400 euro al mese. Appello a sindaco e Asl

SULMONA. Sono costretti da mesi a vivere in un tugurio, senza gas per la cucina e per il riscaldamento, senza acqua potabile e ultimamente anche senza l’energia elettrica. È il dramma di una famiglia sulmonese, madre e due figli, che abitano in un piccolo appartamento in viale Stazione centrale in una situazione al limite della sopravvivenza e che ora lancia un appello accorato al sindaco Annamaria Casini e alla Asl, perché li aiutino a superare la situazione di gravissima difficoltà, che rischia di peggiorare di giorno in giorno.
La madre è affetta da diabete ed è insulino-dipendente e, secondo i medici, rischierebbe di avere conseguenze drammatiche se dovesse continuare a vivere in questa situazione di estrema precarietà. Il dramma che vive la famiglia sarebbe stato causato da una “morosità incolpevole”.
La famiglia infatti, vive della sola pensione sociale, appena superiore alle 400 euro, che percepisce la madre. I due figli infatti non lavorano e anche loro si trovano a dover affrontare una situazione psicologica pesante. «Con soli 400 euro al mese devo mantenere me stessa e due figli disoccupati», sottolinea la donna che ha 68 anni, «ho fatto presente agli amministratori comunali, ai medici e funzionari della Asl e ai servizi sociali che questa situazione è ormai ai limiti della sopravvivenza ma non ho avuto finora nessuna risposta, nemmeno un cenno di solidarietà concreta che ci aiuti a superare queste pesanti difficoltà».
La casa è composta da un piccolo bagno e da due stanze piene di umidità, ben visibile sulle pareti e sul soffitto. Un minimo di sussistenza viene offerto loro dalla Caritas. «Ma non si vive di solo pane», prosegue la donna, «quando sei senza riscaldamento ed energia elettrica e non hai acqua per bere, cucinare e lavarti, il nutrimento, di cui sono grata alla Caritas, non può bastare, ne va anche della dignità. Alzarsi e non potersi lavare o farlo con l’acqua fredda presa dalle fontane pubbliche è una condizione che non auguro a nessuno».
In più, come detto, la 68enne, è insulino-dipendente. «Non posso rischiare la vita, non accetto nemmeno di pensare che questa situazione possa finire in tragedia, per me e per i miei figli, a causa di tanta indifferenza e della solita burocrazia che ignora evidentemente la nostra sofferenza».
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