Fanghi pericolosi, in dieci sotto inchiesta

5 Maggio 2019

Sequestrata maxi discarica in un’ex cava di Collelongo. Per l’accusa smaltiti rifiuti provenienti da Campania e Nord Italia

COLLELONGO. Una maxi discarica sequestrata e dieci persone iscritte nel registro degli indagati. L’area, secondo gli accertamenti della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila, è una vera e propria bomba ecologica e si trova proprio ai confini con il Parco nazionale d’Abruzzo.
Nei guai sono finiti impiegati, geologi, progettisti, titolari di imprese. Indagati accusati, a diverso titolo, dei reati di inquinamento ambientale, falsità ideologica e abuso d’ufficio per i lavori di ripristino della cava di Collellongo che si trova in località “Le Grottelle”, nella fascia protetta esterna del Parco nazionale.
Durante gli accertamenti delle forze dell’ordine sono stati rinvenuti ben 17mila quintali di rifiuti non pericolosi e cinque tonnellate di fanghi prodotti nei processi di disinchiostrazione (processo chimico e fisico per la rimozione di inchiostri da stampa e di altri pigmenti contenuti nella carta riciclata), oltre a terre e rocce da scavo utilizzate per la miscelazione per circa 13mila tonnellate.
La Procura distrettuale antimafia ha concluso le indagini e ha inviato le informazioni di garanzia ad Antonio Ferrari, responsabile del servizio tecnico del Comune di Collelongo, Remo Tamburro, imprenditore di Trasacco, Fabio Cabib, in qualità di responsabile ambientale di una ditta, Daniele Nori, responsabile di stabilimenti, Giuseppe Pieri, imprenditore, Paolo Fontana, amministratore di una società, Pietro Ventrone, Nicola Fontana, sempre imprenditore, e, infine, i tecnici Gaudenzio Leonardis di San Demetrio ne’ Vestini, e Alessandra Maroncellin di Lanciano, firmatari del progetto di recupero ambientale della cava, depositato alla giunta regionale d’Abruzzo i quali, secondo l’accusa, avrebbero dichiarato falsamente che «il sito non ricadeva all’interno della fascia di protezione esterna del Parco». Gli investigatori contestano tra l’altro che tutti i rifiuti utilizzati per il ripristino della cava “Le Grottelle” di Collelongo sono inidonei per attività di recupero ambientale e non erano conferibili. Tra marzo e dicembre del 2014 sono stati conferiti nel sito 112 tonnellate, senza autorizzazione, di fanghi provenienti da Caserta, mentre tra il 2014 e il 2016 altre 3.800 tonnellate provenienti dal Agrate Brianza e 878 tonnellate sempre dalla Campania.
Negli ultimi anni sono state numerose le polemiche legate alla necessità di bonifica dell’area.
Il sito, nel tempo, ha inghiottito diverse tonnellate di rifiuti ammassati, secondo la tesi accusatoria, senza alcun trattamento. La zona si era ritrovata poi al centro di un traffico di rifiuti provenienti da fuori regione.
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