“Fare centro”, luci e ombre del bando
Tavola rotonda dei 5 Stelle sulle criticità dell’iniziativa con imprenditori, tecnici ed esperti finanziari
L’AQUILA. Il Movimento 5 Stelle torna a discutere del bando “Fare centro” e delle sue criticità. Lo ha fatto ieri sera in un incontro aperto alla popolazione, una tavola rotonda per analizzare i problemi del bando pensato per ridare vita alle attività in centro storico. «Non vogliamo fare un incontro politico», ha spiegato Gianluca Ranieri, portavoce dei 5 Stelle in Abruzzo, prima di dare la parola ai tecnici. Al tavolo dei relatori, nell’incontro coordinato da Marco Signori nella doppia veste di giornalista e imprenditore sbarcato in centro dopo il sisma, il commercialista Ramon Selim, l’imprenditore Davide Stratta e l’esperto in finanziamenti dell’Ue Antonio Mancini, che ha collaborato a scrivere il bando. «Il problema delle piccole e medie imprese è la mancanza di liquidità», ha spiegato Stratta. Tra i problemi emersi in questa prima fase di finanziamento in cui la linea A ha visto erogato poco più del 10% dei fondi previsti, ci sono «l’iter burocratico gravoso e il limite minimo di 20.000 euro che per la microimpresa risulta troppo alto». Un altro problema è nella norma che obbliga le aziende a mantenere per 36 mesi successivi al saldo del finanziamento gli stessi livelli occupazionali. E ancora, le difficoltà di rientrare in centro, tra cantieri e allacci. «C’è chi voleva farlo e ha rinunciato», ha aggiunto Stratta.
Mancini ha ricordato che il bando è nato 30 mesi fa, «oggi il commercio nei centri storici è in declino. Per gli esercizi di vicinato, proprio quelli a cui si rivolge il bando, si parla di meno 34% negli ultimi anni. È difficile immaginare quindi un bando capace di bilanciare queste dinamiche. Tra l’altro, per i tempi di messa a disposizione del denaro ci sono obblighi gravosissimi. Ad esempio, la verifica sul Durc, il documento sulla regolarità contributiva, la tomba del finanziamento per molte micro-imprese, o dei debiti con Equitalia. Però vorrei ricordare che sul piatto c’è una cifra enorme, 320 milioni in 5 anni in tutto il cratere. C’è il bando turismo, quello per alcune grandi aziende, per la scuola internazionale, con i bambini che seguono lezioni solo in inglese e per cui sono stati già spesi 692mila euro. E considerate anche che nel cratere del sisma 2016-2017 non esiste nulla di simile a questi bandi». (r.p.)
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