«Fare prevenzione»

28 Febbraio 2018

Intervista a Del Gusto: tra i dilettanti si risparmia sbagliando

AVEZZANO. Dal luglio 2012, il dottor Giulio Del Gusto è il primario di Cardiologia e medicina dello sport nella Asl di Avezzano-L'Aquila-Sulmona. Quarant’anni di attività ospedaliera, con continui aggiornamenti soprattutto nel settore sportivo. A lui il Centro ha rivolto domande sui comportamenti tenuti da tanti atleti e società che praticano agonismo a diversi livelli, ottenendo risposte che in alcuni casi lasciano sconcertati. Sotto accusa il variegato mondo dei dilettanti che spesso praticano attività fisica senza prevenzione.
Di chi le colpe?
«Sia delle società che degli stessi praticanti, perché pur di risparmiare le società si rivolgono a persone di dubbia capacità che si limitano a un semplice elettrocardiogramma per rilasciare il certificato di idoneità, con esami effettuati in centri non autorizzati, che siano essi palestre o ambulatori generici, o addirittura direttamente sui campi di calcio dove per legge non si possono fare. Si tratta di esami obbligatori che sono gratuiti fino al compimento dei 18 anni e successivamente a pagamento. L’unica figura autorizzata a rilasciare il certificato di idoneità è il medico specializzato in medicina dello sport, nessun altro medico può farlo, altrimenti il certificato non avrà alcun valore, come stabilito dal decreto Balducci del febbraio 1982».
In cosa consiste una visita per ottenere il certificato di idoneità alla pratica sportiva?
«Un Ecg da sforzo, un esame delle urine che quasi mai viene fornito, e per alcuni sport tipo pugilato o automobilismo, sono necessari esami integrativi quali la visita neurologica, ma è importante che tali esami vengano effettuati in ambienti idonei e attrezzati allo scopo».
Ma ci sono anche sportivi non agonisti, e in questo caso le disposizioni cambiano, ad iniziare dai medici autorizzati a operare.
«Che possono essere gli stessi medici di famiglia, previo Ecg ma solo ai propri assistiti, i pediatri di libera scelta e i medici di medicina dello sport. Tutte le altre categorie mediche non possono rilasciare il certificato per alcun motivo, ma spesso queste limitazioni non vengono rispettate».
Gli over 35 come dovrebbero regolarsi?
«Come prima cosa, dovrebbero fare una prova con lo spiro ergometro, non il semplice salto della cordicella o la salita di due scalini».
Ma quali sono le categorie maggiormente a rischio?
«Gli over in generale, gli obesi, i fumatori, le persone non allenate come spesso capita di vedere tra i calciatori amatoriali che vorrebbero misurarsi con ragazzi più giovani che ovviamente hanno capacità atletiche superiori. Ma non basta, perché quasi tutte le categorie dilettantistiche non hanno uno storico a cui poter attingere in caso di necessità, mentre invece sarebbe utile tenere un archivio di almeno 5 anni, con le singole cartelle cliniche contenenti le necessarie indicazioni degli esami pregressi».
L’allenamento?
«È fondamentale e va svolto con gradualità nel tempo, fino ad abituare gli organi, e il cuore in particolare, a sopportare gli sforzi che si andranno a sostenere, ma sempre escludendo certe patologie che se scoperte preventivamente possono salvare una vita, ma può anche accadere che un soggetto che non ha mai manifestato alcun problema all’improvviso resti vittima di un infarto, evento che fa parte dell’imponderabile perché magari il problema è genetico».
È utile il defibrillatore?
«Oggi è obbligatorio su tutti i campi di calcio, nelle palestre o piscine, ma anche questa macchina, senza una persona che sappia utilizzarla in maniera appropriata e tempestiva, rischia di diventare inutile».
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