Farmacia chiusa, scontro politico
Pensa: «Disagi per i più deboli». Lilli: «Mi sono attivata da tempo»
CAPPADOCIA. L’assenza della farmacia in un piccolo comune montano come quello di Cappadocia è un problema rilevante per i residenti. Si tratta infatti di un disservizio che condiziona la vita quotidiana soprattutto delle persone più anziane. Alla base della chiusura, avvenuta tra ottobre e novembre dello scorso anno, c’è stata la decisione della farmacista di trasferirsi a Torino. I residenti chiedono a gran voce la riapertura. Sono state avviate le procedure per attivare provvisoriamente un dispensario, gestito probabilmente dalla vicina farmacia di Castellafiume, ma per ora non è stato fatto nulla. La problematica è stata affrontata nel corso di un incontro che si è tenuto tra il consigliere regionale Lorenzo Berardinetti, il candidato sindaco Lorenzo Lorenzin ed Eleonora Pensa, candidata consigliere alle prossime elezioni comunali. «La mancanza di questo servizio crea molti disagi soprattutto per le fasce più deboli», ha spiegato Eleonora Pensa, «e da mesi non abbiamo avuto più notizie sulla questione». Il consigliere regionale ha assicurato la sua diretta attenzione a questa problematica precisando che «le farmacie sono un presidio essenziale, sono il primo punto di riferimento socio-sanitario su questi territori, e nei piccoli centri spesso anche l’unico». Sul caso ha replicato l’ex primo cittadino e candidato sindaco Lucilla Lilli, che parla di strumentalizzazione: «Mi sono da tempo attivata presso le strutture competenti e ho sottoposto il problema al servizio farmaceutico della Regione e all’Ordine provinciale dei farmacisti, sollecitando il commissario prefettizio».
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