Fars contro Pelini: traditore

9 Maggio 2017

Rifondazione comunista attacca l’assessore: ci hai voltato le spalle per una poltrona

L'AQUILA. Le parole più dure rispetto a un “addolorato” consigliere di Prc, Enrico Perilli, e a una più distaccata (riguardo alle beghe interne all'amministrazione) candidata sindaca di “L'Aquila chiama”, Carla Cimoroni, sono state quelle del segretario regionale di Prc, Marco Fars. Che non ha usato mezzi termini, scomodando persino la Sindrome di Stoccolma, per spiegare il comportamento dell'assessore Fabio Pelini, compagno di una vita di battaglie e lotte anche giovanili sotto il simbolo della falce e del martello, che da un giorno all'altro ha «voltato le spalle» a Perilli e ai tanti altri compagni.
«Un assessore che era espressione di Rifondazione comunista, di cui è stato anche segretario provinciale, e che ha scelto di abbandonare il partito per conservare la poltrona», ha detto Fars, cogliendo l'occasione per spiegare il retroscena di un divorzio che qualcuno si aspettava ma che, come tutte le separazioni, lascia una scia di scontentezza. Il parterre a cui Fars si è rivolto è stato quello che ha visto riuniti ieri mattina a Villa Gioia i sostenitori della candidatura a sindaca di Cimoroni, candidatura proposta da “Appello per L'Aquila” e da “L'Aquila che vogliamo” e condivisa ora ufficialmente anche da Rifondazione. A tenere banco è ancora la “questione Pelini”, l'assessore all'Assistenza alla popolazione che sei giorni fa si è dimesso dalla giunta Cialente da assessore di Prc «per via delle scelte divergenti operate in vista dell'imminente tornata elettorale». E per rientrare nella coalizione di centrosinistra che candida a sindaco Americo Di Benedetto. «Un caso di sindrome di Stoccolma», ha detto Fars, scomodando quel “paradosso comportamentale” che si verifica quando le vittime di un sequestro arrivano a provare sentimenti positivi nei confronti dei loro sequestratori. In questo caso, il sequestratore potrebbe essere il sindaco Massimo Cialente, o per estensione l'amministrazione comunale.
QUESTIONE DI STILE. «Dal sindaco Cialente ci saremmo aspettati che prendesse atto che si era rotto il rapporto con Rifondazione e che, quindi, consultasse il partito», ha chiarito Fars, «non per sostituire l'assessore e non per rimanere con il piede in due staffe, ma per correttezza nei confronti di un partito che ha condiviso con l'amministrazione un percorso di sette anni». Trasformare nel giro di una notte in una figura neutra o tecnica un assessore che era lì per un mandato politico, per Rifondazione è stata una scorrettezza di fine di mandato difficile da digerire. Nessuna doppiezza, dunque, come qualcuno ha paventato: ci si sarebbe aspettato di “chiudere il rapporto con stile”. Oltre allo stile, c'è anche “dolore”. «Il partito è addolorato per la scelta di Pelini, perché non si cambia partito a un mese dalla elezioni», ha detto Perilli.
LE LISTE. Saranno tre le liste a sostegno della Cimoroni. Una più orientata a sinistra e che candiderà compagni di partito e simpatizzanti, come ha spiegato Mauro Colaianni della segreteria provinciale. Poi ci saranno Perilli, Luciano Onori, Antonio Lattanzi, Monica Pilolli, Cristiana Graziani, Carla Casamobile (la sorella di Alfonsina, da cui il circolo cittadino prende il nome), Rita Petrolini, Emran Di Marco, Claudia Bartolomucci, Giacomo De Fanis e molti altri.
OBIETTIVI. Basta con il metodo delle “liste-persone” ha ribadito la Cimoroni, dicendosi felice di «questa unione di percorsi nata spontaneamente, una contaminazione che parte da una base di valori comuni». Tra gli obiettivi della coalizione, quello ambizioso ribadito da Fars di «costruire città ribelli e alternative ai modelli neoliberisti di affaristi e speculatori». Insomma, ci vorrebbe un De Magistris tutto aquilano, capace di «porre al centro le persone». E che potrebbe essere la candidata Cimoroni, 43 anni, consigliera di circoscrizione del Cpt Centro e dipendente dell'Arta. Perilli ha sottolineato la distanza incolmabile con il centrosinistra. «C'è una zona grigia tra politica e imprenditoria», ha concluso, «che all'Aquila sfugge a ogni controllo».
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