«Fate le valigie entro un’ora»

Gli sfollati avvisati da una telefonata giunta dal Comune La protesta: «Adesso la nostra vita si è complicata»
L’AQUILA. Una telefonata che avvisa del pericolo imminente, un’ora per lasciare casa, prendere i bambini, fare le valigie, riempire un sacchetto con tutto quello che potrebbe servire, perché indietro non si può tornare. Sfollati, un’altra volta. Per i residenti della piastra uno di Coppito 2, che hanno dovuto lasciare gli alloggi a rischio crollo, a causa delle infiltrazioni di acqua che hanno fatto marcire i pilastri di legno, quella trascorsa in hotel è stata una notte di pensieri e di timori per il futuro.
«In albergo ci troviamo bene», racconta Gisella Severoni, che assieme al marito e ai due figli, e ad altre 19 famiglie, ha trovato riparo all’hotel Amiternum, «ma stanotte non abbiamo dormito pensando a cosa ci avrebbe portato il giorno». E la “sorpresa” c’è stata. «Al Comune ci hanno detto che non possiamo andare negli alloggi che sarebbero più compatibili con le nostre vite e le nostre attività. In pratica, ci vogliono mandare dall’altra parte della città. Per me è un problema», racconta Gisella, «perché faccio le pulizie in appartamento del complesso Solaria. Se mi trasferiscono a Sant’Elia sarò costretta a lasciare quel lavoro e a rinunciare a quell’entrata, che seppure modesta mi aiuta». Al Comune si è in attesa di una riunione operativa per chiarire quali saranno le modalità per gestire la nuova emergenza, a cominciare dai traslochi e dalle assegnazioni dei nuovi alloggi, che formalmente hanno preso il via ieri e che, come sottolinea l’assessore Fabio Pelini, saranno completate lunedì. «Non si sa nulla del trasloco», aggiunge Gisella, «qualcuno diceva che ci faranno lasciare qualcosa lì, a Coppito, e quando la piastra sarà stata puntellata ci consentiranno di tornare a casa a riprendere le nostre cose». Nella fretta Gisella ha dovuto lasciare lì la vasca con i pesciolini, «ma quelli stanno bene perché ho messo la pasticca nell’acqua», e ha dovuto trovare un riparo per le sue “cavie peruviane”, piccoli roditori ospitati in casa di un amico del figlio. «Con me ho potuto portare solo il mio cane», dice. L’assessore Fabio Pelini, raggiunto nell’immediatezza degli sgomberi, aveva assicurato che il Comune si farà carico di tutte le spese, comprese quelle per il trasferimento delle utenze domestiche». Ora gli appartamenti evacuati sono interdetti. «Soltanto a una signora, in via del tutto eccezionale», prosegue Gisella, «hanno consentito di rientrare per qualche minuto e prendere l’insulina di cui ha bisogno la madre malata». Prima del terremoto Gisella viveva nel complesso “Il Moro”, di via Antica Arischia. «Poi il 23 dicembre del 2009 mi hanno assegnato l’appartamento al Progetto Case di Coppito 2 Sono stata una delle prime ad arrivare, le cose le ho viste, e ho visto anche che ci pioveva. È tanto che lo stanno dicendo che piove sotto ai garage. Saranno almeno due anni, da quando si è allagato uno degli appartamenti». Deborah Cerone e il marito, con figli di due e dieci anni e tutte le difficoltà organizzative che derivano dalla “gestione” dei piccoli, avrebbero preferito un contesto non troppo distante da Coppito 2, «ma ci hanno detto che a Coppito 3 eventuali posti disponibili saranno riservati solo ad anziani e persone disabili. Ci hanno proposto Pagliare di Sassa, Sassa e Cese di Preturo. Il bambino più grande va a scuola alla “Mariele Ventre” dell’Aquila, per cui anche il Progetto Case di Sant’Antonio (dove vivevano prima di essere trasferiti a Coppito), poteva andare incontro alle nostre esigenze, ma ci hanno detto che non è possibile tornarci. Quando è arrivata la telefonata della Protezione civile ero per strada, stavo andando a riprendere i bambini da scuola. In un’ora», racconta, «ci hanno detto che dovevamo essere pronti a lasciare l’appartamento. Eppure, erano quattro giorni che i tecnici facevano i controlli». Luciano Lauri è dispiaciuto di dover lasciare Coppito 2. «Si era creato un bell’ambiente, eravamo come un’unica famiglia. Ci hanno proposto alloggi a Roio o Sassa, perché a Coppito tre ci vogliono mandare i terremotati di Montereale. Per carità, mica ce l’abbiamo con loro. Ma visto che devono ancora arrivare, non sarebbe meglio mandarci loro a Roio o Sassa, tanto per loro non cambierebbe nulla. Noi, invece, ormai a Coppito, ci siamo già da parecchio tempo, ed è qui che si siamo riorganizzati dopo il terremoto, facendo delle scelte di vita rispetto alle quali è difficile tornare indietro».
Ma quello che maggiormente desta malumore tra la gente coinvolta e l’insicurezza sul futuro ben sapendo che i tempi di ricostruzione delle loro abitazione stanno andando a rilento. Molti di loro non ci torneranno prima di un paio di anni.
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