Febbraio 2009 tra scosse e neve Il tecnico Giuliani denigrato

Le fallite “previsioni” finiscono per aumentare la schiera dei detrattori del tecnico del radon Tiene banco il percorso della metropolitana di superficie (mai nata) lungo il tratto di via Roma
L’AQUILA. La notte fra martedì 17 e mercoledì 18 febbraio del 2009 una nevicata paralizza la città. Il sindaco chiude le scuole e sul Centro compare una foto di piazza Duomo con un gruppo di giovani che gioca in mezzo alla neve. Ma la mattina del 18 febbraio in realtà, in base alle previsioni fatte il giorno prima da Giampaolo Giuliani, più che il maltempo, erano attese due scosse di terremoto, se pur di magnitudo di poco superiore a 2 di magnitudo. Le scosse non ci furono, cosa che rafforzò i detrattori di Giuliani. Sulla cronaca dell'Aquila del Centro del 19 febbraio il fatto venne sottolineato se pur senza clamore (si trattò di poche righe in basso pagina). “Una giornata di tregua quella di ieri, senza scosse significative ma solo piccoli sommovimenti al di sotto della soglia di magnitudo 2”, scriveva il quotidiano d’Abruzzo “piccole scosse che, in un territorio ad alto rischio sismico come quello dell’Aquila, vengono registrate tutti i giorni dell’anno – anche se solo a livello strumentale – dalla sala sismica dell’Istituto di geofisica e vulcanologia di Roma e dai sensori posti in città, in particolare al Castello Cinquecentesco. Nessuna garanzia però che la sequenza che da un mese interessa il capoluogo, con movimenti della terra che martedì hanno raggiunto l’apice con magnitudo 2,6 e con tre scosse nel giro di 12 ore, sia cessata. Una cosa è certa: le previsioni fatte da Giampaolo Gioacchino Giuliani tecnico di ricerca Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) – che avrebbe installato la prima rete al mondo di previsioni dei terremoti con dispositivi che captano i movimenti del gas radon nel sottosuolo e indicherebbero possibilità di terremoti – non si sono avverate. Giuliani aveva previsto una scossa alla mezzanotte di ieri e una alle 6 di ieri mattina, indicando anche la magnitudo, tra 2 e 2,5. Dall’istituto di geofisica hanno fatto sapere che in una situazione come quella dell’Aquila – con una sequenza che dura da un mese con piccole scosse tra 2 e 2,6 magnitudo – non è necessario un mago per prevedere due scosse nel giro di qualche ora e con quella magnitudo. Ieri non c’è stata nessuna scossa significativa, smentendo, quindi, le previsioni di Giuliani”.
GIULIANI DENIGRATO. Dall’articolo si evince bene che da parte dell’Istituto di geofisica la fallita previsione diventa subito – se pur in maniera indiretta – motivo di denigrazione di Giuliani. Denigrazione che andrà avanti fino al 6 aprile del 2009 e poi, in forme diverse, anche dopo.
LA METRO MAI NATA. Per qualche giorno il terremoto si concede una pausa. Si torna però a parlare di metropolitana di superficie e di una polemica relativa al percorso progettato lungo via Roma. Via Roma è l’asse viario che da piazza d'Armi s’infila dritto nel cuore del centro storico. Negli anni precedenti, i residenti avevano denunciato il rischio che i tremori, che sarebbero stati causati dal passaggio del mezzo pubblico, avrebbero compromesso la stabilità dei palazzi che si affacciano sulla strada (anni prima era stata chiusa al traffico quella che poi si chiamerà via Escrivà perché il passaggio delle auto dava “fastidio” alla basilica di Collemaggio) . Ma la questione diventò fascicolo giudiziario quando qualcuno denunciò che i lavori per la posa dei binari – che richiesero scavi relativamente invasivi – avevano creato danni alle fondazioni dei palazzi. La stessa cosa si è riproposta in tempi recenti quando sono stati ipotizzati problemi statici per quegli edifici del centro storico già restaurati che avrebbe subìto uno “stress” a causa del profondo scavo fatto per realizzare i modernissimi sottoservizi. In quel febbraio del 2009 si dava però notizia che dalla consulenza affidata dal giudice a un perito emergeva che non c’erano stati danni ai palazzi e quindi gli imputati (c’erano imprenditori e funzionari comunali) andavano prosciolti. Il sisma del 2009 ha poi messo in luce la fragilità dell’area urbana che gravita su via Roma. Lungo quell’asse viario i crolli e i danneggiamenti sono ancora ben visibili nonostante tracce sparse di ricostruzione. Col senno del poi, far passare la metro su quella strada non era stata comunque una grande idea (tanto è vero che già ante-sisma spuntarono soluzioni alternative, per esempio lungo via XX Settembre) e infatti adesso nessuno si azzarda neanche per scherzo a riproporla.
ALLARME SCIPPO. Senza scosse la città si ributta nel suo sport preferito, l’allarme scippo. Il Centro in prima pagina titola: L’Aquila teme un nuovo scippo, protesta per il rischio che la direzione regionale del bilancio possa finire a Pescara. Naturalmente Comune e Provincia (a guida centrosinistra) si scagliano contro la Regione (a guida centrodestra). E c’era pure un’aggravante, che cioè nella giunta Chiodi non c’era nessun assessore aquilano. E allora apriti cielo. Nella pagina dedicata alla questione vengono riportati alcuni commenti dei lettori sul sito del Centro. Un tale Astorax propone un referendum per scegliere quale debba essere il capoluogo fra L’Aquila e Pescara (con finale già scritto vista la differenza numerica di popolazione); “Orsomarso” sbotta: per quanti secoli ancora bisogna sovvenzionare L’Aquila per continuare a essere il capoluogo?; Aristarco39 dice che L’Aquila si inventa le Perdonanze; Nickstone01 scrive che Pescara è terra di delinquenti. Insomma gli ultrà delle due città, ben nascosti dall’anonimato, tirano fuori tutto il meglio della loro intelligenza primitiva. In una colonna veniva dato conto della raccolta di 4.000 firme e di un ordine del giorno da votare in consiglio comunale per chiedere un assessore aquilano. Al di là delle polemiche strumentali e utilizzate a fini politici e di bottega e sempre col senno del poi è abbastanza inquietante registrare che in quel febbraio 2009 in Comune c’era di fatto una crisi amministrativa, la Regione parlava la lingua di tutti i territori meno che dell’Aquila, il prefetto stava per fare le valigie perché “messo in quiescenza”, l’economia annaspava. Eravamo insomma sul Titanic. Si continuava a far finta di nulla mentre la nave stava per finire, di lì a poco, contro un iceberg.
(8 -continua)
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