Femminicidio Vergiate. L’amore, le foto spiate, la lite: il racconto choc dell’arrestato

Ecco la ricostruzione di una giornata di ordinaria follia fornita dal 53enne marsicano
AVEZZANO
La presunta lite esplosa durante la colazione per alcune foto compromettenti trovate da Grey Noralba Sanmartin Villalba su un secondo telefono di Marco Panichi. Le minacce, la lama afferrata dal cassetto e le coltellate inferte sulle braccia del compagno. «Allora ho reagito e abbiamo lottato. Per difendermi ho spinto il coltello su di lei. Alla gola. Poi all’addome». Questo ha confessato l’assassino ai carabinieri e al procuratore capo di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato. «Quando ho realizzato che non respirava più, ho lasciato l’arma a terra». È andato in bagno, si è tolto i boxer e si è lavato il sangue di dosso.
«La sera prima dell’accaduto abbiamo avuto un rapporto sessuale». Panichi - 53 anni, termo-idraulico originario di Avezzano, difeso dall’avvocato Leonardo Casciere - ha ricostruito in caserma le ore che hanno preceduto il delitto. «Stamattina (giovedì per chi legge, ndr), al nostro risveglio, sono uscito di casa per andare al supermercato a comprare uova e avocado», ha spiegato. «Al mio ritorno ci siamo messi a tavola per fare colazione». In quel momento la donna avrebbe scoperto alcune vecchie foto con altre donne. «Mi ha picchiato, mi ha persino fatto cadere gli occhiali». Poi la presunta escalation violenta. «Ha afferrato il coltello e ha cominciato a colpirmi. E nel frattempo continuava a ripetermi che mi avrebbe fatto uccidere da alcuni suoi conoscenti. Per difendermi l’ho disarmata e le ho spinto il coltello sulla gola e sull’addome». Quasi inconsapevole di aver affondato il colpo per quindici volte. «Ero impaurito. Ho subito capito che era morta. Ero ricoperto di sangue e sono andato a lavarmi». Si è rivestito, ha preso le chiavi di un furgone noleggiato il giorno prima ed è andato via. Mentre era in autostrada avrebbe avuto un ripensamento. «Ho fatto inversione e sono tornato all’appartamento per avere contezza di cosa avessi fatto». Tornato in quella casa, ha trovato la stessa scena dell’orrore che si era lasciato alle spalle.
Durante le ore trascorse al volante ha deciso di compiere un’unica deviazione prima di fare rientro ad Avezzano. «Sono andato ad Ancona, nel posto dove avevo trascorso gli ultimi momenti felici con lei». Panichi e Sanmartin Villalba si erano conosciuti là. La donna, 36 anni, di origini colombiane, vi si era trasferita da una decina d’anni. Era mamma di due bambini piccoli, avuti da un precedente matrimonio. Lavorava nel bar di un lido a Palombina. La coppia per la maggior parte del tempo conviveva nella città marchigiana. Solo a periodi alternati raggiungeva l’abitazione che il 53enne aveva affittato a Vergiate, nel Varesotto. Una volta ripresa la marcia col furgone verso l’Abruzzo, Panichi avrebbe contattato telefonicamente la sua ex compagna. «L’ho chiamata e le ho detto che avevo bisogno di parlare con lei di persona». Una volta riattaccato, ha fatto la telefonata a suo padre, a cui ha raccontato tutto. L’uomo lo avrebbe immediatamente spinto a costituirsi. È stato lui ad accompagnarlo in caserma una volta arrivato a casa.
Il perimetro della relazione affettiva tracciato dall’indagato restituisce l’immagine di un rapporto segnato da conflittualità. «È sempre stata molto gelosa di me perché in passato l’ho tradita». Ha spiegato ai carabinieri. Lui stesso, però rivela timori legati alla presenza di altri uomini nella vita della vittima. «Una volta ho discusso con un animatore del lido in cui lavorava la mia compagna. Gli ho detto che non doveva infastidirla più». E ancora: «È capitato che un mese fa non ricevevo risposta da lei al telefono e quando sono tornato a casa le ho fatto notare, molto serenamente, che doveva rispondermi». Poi ribadisce le reazioni violente della donna. Quasi sistematiche. «Negli ultimi mesi ricordo almeno una decina di episodi in cui sono stato aggredito da lei. Io non ho mai reagito. Mi sono sempre limitato a bloccarla, senza mai picchiarla». All’interno della narrazione della coppia, emerge poi, un passaggio intimo e delicato. Secondo quanto rivelato da Panichi, la loro relazione sarebbe cominciata in realtà a marzo del 2025, prima di quanto inizialmente ritenuto. In quel periodo, però, la 36enne era impegnata in una relazione con un altro uomo. Poi, nell’agosto del 2025, la donna era rimasta incinta. Secondo le dichiarazioni rese da Panichi, lei stessa avrebbe deciso di ricorrere all’aborto. E, contemporaneamente, di chiudere la relazione con il precedente compagno. Una versione che, al pari delle altre, dovrà essere verificata in sede investigativa.
Domattina sarà celebrata l’udienza di convalida e dovrà riferire dinanzi al gip. L’uomo, rinchiuso nel carcere di Avezzano, sarà collegato da remoto e affiancato dall’avvocato Casciere. Si procede per femminicidio. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Busto Arsizio. Sequestrati l’appartamento della tragedia e i dispositivi telefonici della vittima e dell’indagato.
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