Ferie estive, servizi sanitari sotto pressione

15 Giugno 2018

La Fp-Cgil lancia l’allarme: «Evidenti criticità nell’organizzazione dei turni di servizio negli ospedali»

L’AQUILA. Le ferie estive del personale saranno un vero e proprio stress test per gli ospedali della provincia. La segreteria Fp-Cgil parla di «gravissima carenza di personale, da noi denunciata, che sta determinando il collasso dei servizi sanitari. Continuano a giungerci segnalazioni circa le enormi criticità nell’organizzazione dei turni di servizio in concomitanza del periodo estivo in cui il personale, dopo i continui ed enormi sacrifici svolti per l’intero anno, vorrebbe usufruire delle agognate ferie estive. In più, la carenza di una programmazione e di pianificazione delle ferie estive viene ancor di più ad aggravarsi in seguito a eventi imprevisti quali ad esempio le malattie».
«A ciò si aggiunga», sostiene la Cgil, «che le scarse risorse umane a disposizione nell’Asl rischiano di determinare, secondo alcune ipotesi che circolano in questi giorni, eventuali accorpamenti di servizi e reparti con le evidenti ripercussioni sulle prestazioni sanitarie e sulle gravi conseguenze che ciò comporta al diritto alla salute dei cittadini. La Fp-Cgil, fin da ora, si dichiara contraria al ricorso al lavoro straordinario come strumento per “gestire” il periodo estivo. È intollerabile, infatti, l’utilizzo di tale istituto nella programmazione ordinaria delle attività e dei turni di lavoro. Inoltre, come si ripete da anni, il Fondo per la remunerazione dei lavoratori risulterà insufficiente a coprire tutte le prestazioni eseguite con conseguente mancato pagamento nei confronti dei lavoratori. Infatti i dipendenti Asl, a seguito dello straordinario prestato, hanno accumulato un credito orario di centinaia di ore che non viene liquidato e, tantomeno vi è la possibilità di recupero compensativo dovuto proprio alla carenza di personale. In altri casi, i lavoratori non si sono visti corrispondere la giusta retribuzione per il lavoro svolto, tant'è che sono ancora in attesa della liquidazione delle somme a titolo di straordinario relativo agli anni 2016 e 2017».
Secondo il sindacato, «proprio per le carenze strutturali di personale si assiste quotidianamente al sistematico demansionamento dei lavoratori, i quali vengono adibiti a mansioni improprie e a turni massacranti, con pregiudizio delle condizioni di salute e sicurezza delle maestranze. Il piano assunzioni rappresenta sicuramente un passo in avanti verso il riequilibrio delle risorse umane a disposizione, che nella previsione normativa tende a garantire la continuità lavorativa al personale oggi precario. Però, da una sommaria lettura della relazione allegata alla deliberazione del direttore generale, si evidenzia come, a causa dei tetti di spesa del personale imposti dal piano di rientro del sistema sanitario, si è passati da una dotazione organica di 5116,81 unità di personale a 4053. Ricordiamo che, rispetto alle 4053 unità lavorative, a oggi prestano servizio circa 3800 lavoratori tra tempi indeterminati e precari, numero totalmente insufficiente a coprire le esigenze di servizio. In tale contesto, invece che programmare investimenti urgenti sul personale, che è il vero cuore pulsante dell’assistenza sanitaria, in questi giorni si discute di finanza creativa per la costruzione del nuovo ospedale. La Fp-Cgil ritiene opportuno affrontare tale tema, in merito al quale riteniamo necessario aprire immediatamente un tavolo di confronto. Su una scelta del genere è necessario consultare tutti i soggetti portatori d’interesse e soprattutto la cittadinanza, avendo tale progetto un impatto a lungo termine, con un alto rischio di indebitamento per i conti pubblici, fenomeno già rilevato anche dalla Corte dei Conti in altre regioni. È necessario comprendere da subito quali potranno essere i costi di gestione dei servizi del progetto di finanza. La Fp-Cgil è contraria a un progetto che possa sottrarre risorse alla spesa pubblica per la salute, in un tempo in cui le risorse a disposizione sono sempre più scarse a seguito dei mancati investimenti in personale e tecnologie da parte dei governi nazionali e regionali».