Fermi da dodici anni quasi 60 aggregati tra cui palazzi storici

Nella piazzetta Rocca di Corno l’antica residenza degli Zuzi resta pericolante. E a Monticchio un finanziamento a rischio
L’AQUILA. La Commissione comunale Garanzia di due giorni fa ha “svelato” che anche in città ci sono aggregati (quasi 60) fermi da anni. Alcuni lettori hanno indicato un caso in piazzetta Rocca di Corno, a ridosso di via San Marciano, non lontano da piazza Duomo. Si tratta di un edificio segnato, il 6 aprile del 2009, da un gravissimo lutto.
La struttura fu messa in sicurezza perché pericolante ma da allora tutto è rimasto come 12 anni fa. Il palazzo è tra quelli entrati a pieno titolo nella storia dell’Aquila. Fu, infatti, la prima residenza di una facoltosa famiglia di orafi (o argentieri), gli Zuzi (che in origine si chiamava Ciucci). L’edificio di piazza Rocca di Corno non va però confuso con palazzo Zuzi di via delle Bone Novelle, che è stato già restaurato e dove, qualche giorno fa, l’associazione Jemo ‘nnanzi ha riposizionato la targa che ricorda la vittoria degli aquilani contro Braccio da Montone nel giugno 1424. Secondo alcune ricostruzioni storiche gli Zuzi lasciarono la casa originaria in piazza Rocca di Corno, distrutta da un incendio, nel 1653. Acquistarono poi alcuni terreni vicini e nel 1670 edificarono il palazzo Zuzi in via delle Bone Novelle.
A piazza Rocca di Corno resta traccia di quella illustre presenza grazie al portale Zuzi che è, pare, tra i pochi in città a forma rettangolare. Del portale e della famiglia Zuzi parlò, molti anni fa, il professor Raffaele Colapietra in una conferenza sulla forma urbana dell’Aquila dal Medioevo al Settecento. Con la sua ormai nota arguzia disse fra l’altro: «Tra gli argentieri ci sono gli Zuzi, le cui origini risalgono al Quattrocento-Cinquecento. Sul portale Zuzi a piazza Rocca di Corno c’è lo stemma di Roio, con due spighe. Gli Zuzi non sono altro che i Ciucci, una famiglia che c’è tuttora all’Aquila e a Roio, ma che all'epoca si volle nobilitare con questo nome di Zuzi perché Ciucci era poco conveniente. Sul cambio del nome ci informa l’Antinori in riferimento a un gesuita il quale non volle definire se stesso un Ciucci, ma si volle definire Zuzi. Gli Zuzi fecero fortuna con l’arte dell’argento fino a tutto il Settecento».Il portale oggi è quasi invisibile, coperto da alcune impalcature, da arbusti e materiali vari buttati nel pressi e da un parcheggio improvvisato.
MONTICCHIO E LA CANONICA. Un altro caso che è stato segnalato al Centro anche a seguito della riunione della Commissione Garanzia riguarda la canonica della chiesa di Monticchio, che rientra nella ricostruzione privata. Se entro il 30 settembre 2021 non sarà presentata almeno la scheda parametrica 1, il finanziamento non sarà concesso. E sarebbe una «cosa gravissima» dice Massimo Scimia di Monticchio che ha segnalato la questione alla diocesi e agli enti competenti. Tra l’altro Monticchio ancora attende il via libera (da parte del Segretariato ai Beni culturali) al secondo lotto dei lavori di ristrutturazione della chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola (chiusa dal 2009). Qualche mese fa per sollecitare l’iter della ristrutturazione della chiesa e della canonica furono raccolte quasi trecento firme. Ma finora nulla si è mosso.
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