«Festa senza mascherine» Inchiesta sul Don Orione

La famiglia di un 90enne si rivolge alla Procura: 19 vittime in meno di un mese
AVEZZANO. L’esposto di una famiglia marsicana dà il via all’inchiesta della Procura per far luce sul focolaio di Sars-Cov2 che ha travolto la Rsa Don Orione di Avezzano. Contagi che hanno causato la morte di 19 anziani ospiti (il bollettino è stato aggiornato a ieri con il decesso di una donna) nella struttura di via Corradini. Una strage silenziosa dai tanti interrogativi. La denuncia pone l’attenzione su quanto accaduto nel corso della Festa dei nonni tra venerdì 2 e sabato 3 ottobre, ovvero una settimana prima che scattasse l’allarme contagi nella Rsa. In occasione della celebrazione e della «contestuale messa», è riportato nell’esposto, depositato dall’avvocato Berardino Terra, «tutti i pazienti risultavano senza mascherine e non distanziati, anzi anche con le mani date tra loro». Allegate alla denuncia ci sono 14 foto scattate in occasione della festa e pubblicate sui social. Alla Procura si chiede di verificare se la direzione sanitaria della Rsa Don Orione «abbia rispettato tutta la normativa di settore e i protocolli vigenti in materia per prevenire l’infezione da Covid19 e se tutte le cure mediche somministrate a seguito dei contagi siano da considerarsi adeguate e congrue». Altre tre famiglie di anziani deceduti sono pronte a presentare analoghe denunce.
PARLANO I FAMILIARI. «Il giorno 5 ottobre», raccontano i parenti del 90enne deceduto, «ci è stato comunicato che le visite nella struttura erano state abolite e che tutte le notizie ci sarebbero state comunicate al telefono. Ma così non è stato. Solo dalla stampa abbiamo saputo che nella struttura c’erano problemi. Il 12 ottobre abbiamo ricevuto una lettera su whatsapp da parte del responsabile della struttura (allegata nell’esposto, ndr) dove ci veniva comunicato che il nostro familiare non stava bene e aveva la febbre. Il 15 ottobre ci veniva detto l’esito dei tamponi, sempre con una lettera via whatsapp: risultavano positivi 70 ospiti, 25 dipendenti, 2 volontari e 5 sacerdoti. Il giorno successivo ci avvisavano che per avere notizie del nostro familiare dovevamo contattare un numero di telefono: chiamato il numero, ci è stato detto che non avevano notizie da darci; nei giorni successivi non ha risposto nessuno. Solo il 24 ottobre, alle 20.45, siamo stati informati del grave stato di salute del nostro familiare, chiedendoci l’autorizzazione al ricovero in ospedale. Dieci minuti dopo siamo stati ricontattati e c’è stato detto che non c’erano posti letto negli ospedali di Avezzano e L’Aquila e, quindi, provvedevano loro alle cure necessarie. All’1.25 della notte ci è stato comunicato il decesso. Il 18 ottobre ci era stato riferito dai sanitari della Rsa che il nostro familiare aveva il Covid19». Alla Procura si chiede di nominare un medico legale «che operi fuori regione per svolgere l’autopsia e tutti gli esami necessari».
COSÌ LA VICENDA. L’eco della vicenda della Rsa Don Orione varca i confini regionali dopo la scoperta degli oltre cento contagiati. Lunedì 16 ottobre arriva un accertamento dei carabinieri del Nas di Pescara, con l’acquisizione di una serie di documenti sulla struttura, in particolare quelli che regolano le convenzioni sanitarie (un primo rapporto è stato già consegnato alla magistratura). La Regione Abruzzo chiede all’Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila di verificare e ricostruire quanto accaduto, mentre il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, dispone il commissariamento della Rsa da parte della stessa Asl. Il lavoro del personale in una situazione di grande difficoltà è encomiabile ma la conta delle vittime si fa impietosa. Diciotto gli anziani deceduti in meno di due settimane. Ieri la diciannovesima vittima. In un comunicato ufficiale, l’unico in quasi un mese, don Vittorio Quaranta, direttore dell’Istituto religioso, annuncia di seguire l’evolversi della situazione, in isolamento nella sua stanza. Anche lui, insieme ad altri 4 religiosi, è risultato positivo al primo tampone. «Stiamo vivendo un momento drammatico. Il mio pensiero va prima di tutto a chi sta combattendo questa difficile battaglia, a chi purtroppo l’ha perduta e alle famiglie», le parole di don Vittorio. Alcune di queste famiglie, adesso, chiedono alla Procura di fare piena luce su quanto accaduto. Si è tenuto fede a quanto imposto dai protocolli anti-Covid. Perché il virus è circolato tanto velocemente nella struttura, tanto da contagiare 102 persone? Ci sono stati ritardi?
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