Festino in pandemia nel Map: quattro 20enni a processo

Il gruppo di giovani è finito alla sbarra per occupazione abusiva dopo una soffiata del vicino
L’AQUILA. Era il 20 marzo 2021 e una segnalazione giunta ai carabinieri sollecita l’intervento di una pattuglia in uno dei Progetti Case del capoluogo. In quei giorni il Paese è alle prese con una nuova recrudescenza della pandemia da Covid-19, la stessa che già un anno prima aveva visto chiusure e distanziamenti sociali come mai accaduto prima. Da ottobre, poi, una nuova, ulteriore stretta, aveva imposto il mantenimento delle misure di sicurezza anche nelle case, raccomandando di evitare feste private e di non ospitare più di sei persone non conviventi nella propria abitazione. All’Aquila, però, quel giorno, intorno alle 22, una chiamata anonima ai carabinieri riferisce invece di musica alta e schiamazzi provenienti da uno degli alloggi antisismici di Bagno. La segnalazione parla di festini che vanno avanti da mesi, alla faccia di ogni Dpcm.
I carabinieri si portano così sul posto, alle soglie di un Map di via Petrarca. Bussano: apre un ragazzo, poco più che 18enne. Con lui altre sei persone, tutte giovanissime, di cui tre, alla vista delle divise, scavalcano la ringhiera di uno dei balconi dell’appartamento e si danno alla macchia. Chi resta viene invece subito identificato e denunciato per violazione della normativa anti-covid. Sul tavolo bottiglie di alcol e mozziconi di sigarette. Sembrerebbe un festino. Di quelli che si mettono su quando i genitori non sono in casa, meglio se fuori città. Solo che alle domande dei carabinieri, salta fuori che l’appartamento è intestato a una coppia, già tratta in arresto a inizio anno. E non ci sono segni di effrazione. Segno che i ragazzi sono entrati usando le chiavi.
Ecco perché in quattro, tutti aquilani – all’epoca dei fatti di età compresa tra i 23 e i 19 anni – finiscono poi a processo con l’accusa di occupazione abusiva, in quanto «si introducevano all’interno dell’alloggio deturpandolo, imbrattandolo e mettendolo a soqquadro». Con il loro difensore, l’avvocato Daniele Di Pasquale, che nel corso dell’udienza di ieri ha chiesto ai militari intervenuti nell’appartamento se per caso avessero rinvenuto borsoni, vestiti, o altri effetti personali capaci di comprovare il reato contestato. «Solo le giacche», è stata la risposta dei militari. La prossima udienza vedrà così gli stessi imputati comparire in aula e provare a spiegare il perché di quel festino organizzato in casa d’altri, proprio quando non avrebbero potuto neanche nella loro.
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