Festival del libro, polemiche sul contributo

1 Agosto 2023

Organizzatori: il confronto c’è stato, arrivederci al 2024. Centrosinistra: propaganda con soldi pubblici

L’AQUILA. Si è chiuso domenica il festival “L’Aquila città del libro” all’Emiciclo, che tante polemiche ha provocato prima del suo inizio, a causa soprattutto della presenza – poi annullata per intervento del primo cittadino – dell’autore Franco Nerozzi, accusato di antisemitismo. E che polemiche ne provoca ancora.
Da una parte c’è il bilancio degli organizzatori. «La prima edizione della rassegna letteraria ha vissuto tre giorni all'insegna della curiosità, della conoscenza e – a differenza di come si è detto – anche del confronto», scrive l’associazione Castelli di Carta. «Il capoluogo abruzzese dimostra ancora una volta di essere vivo e di instradarsi verso la via della definitiva resurrezione dopo il sisma. Ringraziamo con particolare energia Claudia Pagliariccio, consigliera comunale che più si è spesa per l'organizzazione di un evento come questo, pioniere nel ramo culturale e di promozione editoriale in una piccola cittadina che per tre giorni è stata grande sul serio. Ma ringraziamo ovviamente tutti gli intellettuali e uomini di cultura che hanno arricchito un parco ospiti di tutto rispetto. Ringraziamo anche il sindaco Pierluigi Biondi, il vicesindaco Raffaele Daniele e il vicepresidente del consiglio regionale Roberto Santangelo, perché hanno creato e promosso dal nulla tre giorni assolutamente innovativi nella storia culturale della regione, e non solo. Arrivederci al 2024».
Dall’altra parte ci sono le opposizione politiche, che sabato in consiglio comunale hanno presentato un ordine del giorno – poi bocciato – per revocare il contributo di 20mila euro del municipio all’evento. Prima firmataria era Simona Giannangeli di L’Aquila coraggiosa, che ha parlato di «festival a uso e consumo di Fratelli d’Italia», bollando il contributo come «atto gravissimo». Ora interviene di nuovo anche il Partito democratico, con il capogruppo consiliare Stefano Albano e il segretario cittadino Nello Avellani. «Dove inizia e dove finisce il confine tra iniziativa istituzionale e propaganda?», scrivono. «È accettabile che un festival come quello sia finanziato dalle casse pubbliche? La risposta in consiglio del sindaco alle contestazioni su una manifestazione di chiara matrice neofascista è incredibile e surreale, con ospiti che provenivano tutti dalla stessa area politica di destra ed estrema destra. Un “caso” che fa il paio con quello della targa in memoria di Sergio Ramelli. L'Aquila è diventata una sorta di laboratorio politico per la destra italiana». (l.t.)