Finti lavori ai migranti, in tre nei guai

10 Gennaio 2019

Il pm chiede il rinvio a giudizio per gli imprenditori: gli stranieri pagavano fino a 7mila euro per sbarcare in Italia

AVEZZANO. Promettevano dei permessi di soggiorno a cittadini stranieri tramite contratti di lavoro fittizi. Sono stati però scoperti dopo la denuncia di alcuni immigrati e ora rischiano di finire sotto processo. Dovranno presentarsi davanti al giudice per l’udienza preliminare Maria Proia il 19 marzo prossimo con l’accusa di falsità ideologica e reati legati all’immigrazione clandestina. Si tratta degli imprenditori Antonella D’Alessandro, 52 anni, di Avezzano, Luciano Micciché, 53 enne, nato a Pescina ma residente ad Avezzano, e Antonio Scognamiglio, 74 anni, residente sempre ad Avezzano ma originario di Napoli. Il sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato, che ha coordinato le indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio.
Secondo la ricostruzione dei fatti, i tre avevano organizzato un sistema che costringeva gli stranieri a pagare somme di circa 7mila euro a testa per arrivare in Italia con un posto di lavoro assicurato nel Fucino e di conseguenza con un permesso di soggiorno. La realtà, però, al loro arrivo, era molto diversa dalle promesse. Per approdare sulle coste italiane, infatti, sempre stando alle accuse, i migranti pagavano somme di denaro destinate a degli intermediari marocchini che a loro volta consegnavano parte dei soldi a dei presunti basisti italiani. La promessa che ricevevano in cambio delle somme di denaro era quella di ottenere un contratto di lavoro con aziende locali che serviva come documentazione per ottenere il permesso di soggiorno. Quando sbarcavano, però, avevano in mano un permesso di soggiorno temporaneo, ma il lavoro non c’era e si ritrovavano in Italia senza soldi, senza lavoro e senza permesso di soggiorno. I permessi di soggiorno dovevano quindi essere ottenuti per motivi di lavoro, soprattutto da persone provenienti dal Marocco. Durante alcune perquisizioni sarebbe stato scoperto che le certificazioni venivano consegnate agli intermediari ma il capo dell’organizzazione, sempre nordafricano, ha fatto perdere le sue tracce e non è stato mai individuato. Sei le parti offese, tutti marocchini domiciliati tra Avezzano e Luco. Alcuni sono assistiti dagli avvocati Luca e Pasquale Motta, Mauro Ceci, Roberto Verdecchia e Gianluca Presutti.
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