Fondi cultura, scelte politiche nel mirino

6 Marzo 2016

Appello per L’Aquila: «Esclusi dai finanziamenti coloro che investono tutte le energie nei progetti»

L’AQUILA. «Le politiche sulla cultura fatte di tagli a tutti livelli, stanno mortificando e scoraggiando quanti in quell’ambito hanno seminato e investito e quanti vorrebbero avviare attività nel settore». Lo si legge in un comunicato di Appello per L’Aquila, rappresentato in consiglio da Ettore Di Cesare e Vincenzo Vittorini.

«In Regione non c’è un assessore alla Cultura», si legge nella nota, «è addirittura assente un dirigente di settore e soprattutto manca una programmazione e una legge che normi e finanzi le politiche culturali. Nella nostra regione la cultura non è considerata un fattore di crescita sociale ed economico. Al contrario di altri territori dove, tramite una legge lungimirante, si assiste a un’effervescenza culturale che sta avendo ricadute importanti anche in altri settori come il turistico. Cosa si aspetta a regolamentare organicamente il settore? Forse è più funzionale per il presidente D’Alfonso distribuire tramite la legge 55 regali di fine anno agli “amici degli amici” senza uno straccio di bando? Nemmeno Chiodi arrivò a tanto».

«Il nostro Comune», prosegue la nota, «dispone di un tesoretto unico nel panorama nazionale di ben 1,6 milioni di euro, stornati dai finanziamenti del 4% dedicati al turismo montano. La scelta politica è stata di destinare detta somma per i prossimi tre anni solo a quelle strutture che già percepiscono i contributi ministeriali del Fus. Tale scelta è stata giustificata dal fatto che per percepire il Fus sia necessaria una quota di co-finanziamenti locali. Cosa vera solamente per Tsa e Isa a cui mancavano rispettivamente 32mila e 92mila euro per raggiungere la percentuale di risorse locali stabilita dal Fus. A entrambe sono stati dati oltre 500mila euro. Non è questione di contrapporre i “grandi” con i “piccoli”, perché non tutti i grandi sono uguali e non lo sono nemmeno i piccoli. Sono sotto gli occhi di tutti le differenze di gestione amministrativa e di qualità di produzione tra le strutture che percepiscono il Fus, anche in rapporto al personale impegnato».

«Tra gli esclusi dai finanziamenti comunali», termina la nota, «ci sono quelli che investono tutte le energie nei propri progetti e chi, altrettanto meritoriamente, lo fa solo parzialmente avendo redditi da altre attività professionali. Le scelte effettuale sono il frutto di una politica miope, che tarpa le ali e non favorisce spinte innovatrici».

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