Fossa, avviati solo 5 consorzi su 44

I cantieri in forte ritardo, allarme del primo cittadino: se non si muove nulla c’è il rischio del commissariamento ad acta
FOSSA. Nella piazza principale di Fossa, ai piedi di monte Circolo, da cui con la scossa del 6 aprile 2009 si staccarono diverse rocce come se la montagna dovesse venire giù e inghiottire il paese, si muovono soltanto i gatti.
Sul tavolo centrale appartenente un tempo al bar del paese, stazionano i felini, padroni di un centro storico fantasma.
Tutto intorno è silenzio, rotto ogni tanto da qualche ciclista che si avventura in ]mountain bike rischiando di essere investito da altri massi che potrebbero staccarsi dalla montagna, non ancora messa in sicurezza: ci vorranno ancora due anni, arrivando al 2020, perché ciò avvenga, dato che la progettazione (dilatata dal complicato Codice degli appalti) è appena partita e a febbraio il progetto esecutivo da 2,5 milioni di euro andrà finalmente a gara.
Per il resto, a Fossa ancora nulla si muove: su 44 consorzi relativi ai grandi aggregati, sono soltanto 5 i cantieri avviati e uno l'immobile effettivamente ricostruito, con la beffa, però, che i proprietari non possono rientrare perché tutto intorno è zona rossa.
Fossa è il simbolo della ricostruzione che arranca in quei Comuni del cratere sismico in cui i problemi sono tanti e i sindaci si trovano soli a combattere contro la burocrazia, i tecnici distratti, clientelismi e “familismi “radicati come una cosa normale dentro al tessuto sociale dei paesi; ma su tutto, pesano l'inerzia dei tecnici che non presentano le integrazioni richieste dagli Utr e dall'Usrc (l'Ufficio speciale dei Comuni, che ha sede proprio a Fossa) e la burocrazia.
E la tendenza ad acquisire un numero di progetti troppo elevato per le capacità degli studi ingegneristici di portarli a termine: è proprio il caso di Fossa, dove il numero dei tecnici, quasi tutti locali, che gestiscono le progettazioni si contano sulle dita di una mano.
E così, sulla falsariga di quanto già fatto l'anno scorso dal sindaco di San Demetrio ne’ Vestini, anche il primo cittadino di Fossa, il 37enne Fabrizio Boccabella, ha scelto le "maniere forti": a due anni dall'avvio del suo mandato («e tanti capelli neri in più», dice ironicamente) l'amministrazione ha firmato dei decreti di ultimazione e consegna dei lavori per tutti gli aggregati del centro storico che a tutt'oggi non si sono ancora costituiti come consorzi, oppure non hanno presentato la proposta di recupero dell'abitazione. Dopo di che, l'anomalia verrà corretta con la costituzione di un albo dei commissari, «persone qualificate che garantiscano con tempi certi e congrui la realizzazione dei recuperi edilizi», spiega il sindaco. Sono già un centinaio le manifestazioni d'interesse arrivate sulla sua scrivania, i tecnici hanno tempo, a questo punto, sino a marzo per consegnare i progetti. Dopo di che, quei consorzi o quelle assemblee consortili inadempienti verranno commissariati.
Non un ultimatum, ci tiene a precisare il sindaco Boccabella, «perché io spero che nessuno di questi consorzi venga commissariato», ma la preoccupazione del primo cittadino è che il paese rimanga inghiottito nel silenzio in cui giace da 10 anni. E visti i precedenti i sui timori sembrano poggiare su solide basi.
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