Foto in mostra a Santo Stefano di Sessanio

25 Aprile 2022

SANTO STEFANO DI SESSANIO. Dal 7 maggio “Sextantio albergo diffuso” di Santo Stefano di Sessanio ospiterà la mostra fotografica dal titolo “Il tempo qui-Viaggio fotografico negli Abruzzi di Paul...

SANTO STEFANO DI SESSANIO. Dal 7 maggio “Sextantio albergo diffuso” di Santo Stefano di Sessanio ospiterà la mostra fotografica dal titolo “Il tempo qui-Viaggio fotografico negli Abruzzi di Paul Schauermeier e Gherard Rohlfs, 1923-1930”.
«Il progetto di recupero e ridestinazione ricettiva Sextantio ha avuto le sue premesse circa venti anni fa nella collaborazione con il Museo delle Genti d’Abruzzo quando è stata commissionata la ricerca per la rilevazione dei dati sulle identità locali», scrive l’imprenditore Daniele Kihlgren, fondatore di Sextantio.
«La ricerca etnografica, durata diversi anni, si è basata sul recupero della memoria orale attraverso interviste agli abitanti del luogo, e sulle fonti iconografiche messe a disposizione dal Museo».
«Le fotografie di Paul Scheuermeier, scattate negli Abruzzi durante gli anni Venti del Novecento e conservate nell’Archivio della Fondazione Genti d’Abruzzo», prosegue l’imprenditore, «hanno costituito l’ispirazione fondante per il nostro progetto, e per la definizione dei nostri spazi che mirano a conservare gli interni e gli arredi originari delle antiche abitazioni, i pavimenti irregolari, le piccole finestre, la luce fioca. Da questa collaborazione tra Sextantio e Museo delle Genti d’Abruzzo è nato così nel tempo un progetto turistico ambizioso che ha introdotto inedite procedure di conservazione e tutela del borgo che lo ospita».
«Santo Stefano di Sessanio», prosegue, «può diventare un modello per il patrimonio “minore” italiano, e la testimonianza che, almeno in questo caso, la ridestinazione turistica non comporti necessariamente la perdita delle identità territoriali. Consapevoli che tanto lavoro manca, portiamo avanti la sperimentazione per proporre un giorno anche gli aspetti più localistici dell’artigianato domestico e della cucina popolare, con il cibo che si mangiava fino a settant’anni addietro, nei momenti di ristrettezza e di abbondanza del calendario rituale della montagna d’Abruzzo».(g.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .