Foto osé, una madre si oppone al rimborso

16 Maggio 2018

Deve sborsare 55mila euro a causa della figlia che aveva divulgato quell’immagine sui social

SULMONA. Era stata condannata, insieme ad altri genitori di Sulmona, a pagare un pesante risarcimento perché la figlia, allora minorenne, contribuì a divulgare una foto osé di una sua coetanea sulle pagine di Facebook. Ieri la donna ha depositato il ricorso contro la sentenza chiedendo alla Corte d’appello dell’Aquila, la sospensione della provvisoria esecuzione della sentenza. In primo grado il giudice del tribunale di Sulmona aveva stabilito che i genitori dovevano essere ritenuti responsabili delle colpe dei figli. In particolare la donna, difesa dall’avvocato Alessandro Margiotta, aveva subito la pronuncia più pesante in quanto il giudice aveva ritenuto che la figlia fosse la maggior responsabile della divulgazione sui social della foto che ritraeva nuda l’amica, perché era stata lei a pubblicare per prima l’immagine aprendo un falso profilo su Facebook. Le norme in materia dispongono che il risarcimento venga commisurato al numero dei passaggi della foto. Cinquantacinquemila euro a titolo di risarcimento, di cui 35 mila alla ragazza fotografata nuda e 20 mila ai suoi genitori. Ulteriori 40 mila euro dovranno sborsarli, a vario titolo, altre 10 famiglie. Penalmente invece i ragazzi sono stati tutti prosciolti, perché secondo il giudice il fatto non costituisce reato. La foto diffusa infatti è frutto di un selfie, un autoscatto, prodotto quindi autonomamente dalla persona ritratta senza nessuna costrizione. Tant’è che era stata la stessa ragazza, ora maggiorenne, a inviarla ai suoi amici. Foto che in poco tempo era finita sui cellulari di mezza città. Nella causa civile il giudice di primo grado ha ritenuto invece che «i genitori dei minorenni non hanno impartito un’adeguata educazione ai figli». Da qui la decisione di far pagare loro al posto dei figli. Sentenza ora impugnata in appello. (c.l.)
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