«Fragili i palazzi antichi colpa del cemento armato»

13 Dicembre 2017

L’analisi dell’architetto D’Alò: molte le strutture in muratura penalizzate Hanno retto meglio al sisma gli edifici che non hanno avuto rimaneggiamenti

L’AQUILA. Non è la “vecchiaia” a rendere fragili i palazzi storici, ma spesso sono interventi di rimaneggiamento poco adeguati. La maggior parte degli antichi palazzi della città seriamente danneggiati dal terremoto del 2009 aveva subìto lavori in tempi relativamente recenti, spesso con l’utilizzo di cemento armato. È quanto emerso durante il convegno “I presìdi storici antisismici”, nella sede dell’Ordine degli Architetti. Un argomento di grande attualità e che potrebbe fornire importanti indicazioni anche riguardo al crollo del fabbricato di via Paganica, della scorsa notte. All’incontro hanno preso parte, per conto della Soprintendenza dell’Aquila e del cratere, la soprintendente Alessandra Vittorini e l’architetto Gianfranco D’Alò; per la facoltà di architettura dell’Ateneo di Pescara Claudio Varagnoli; per la facoltà di Ingegneria dell’Ateneo dell’Aquila Renato Morganti e per il Provveditorato dell’Aquila Maurizio D’Antonio. Secondo gli esperti, gli antichi palazzi hanno dimostrato una resistenza notevole. Complici presìdi antisismici ormai datati, ma certo di grande affidabilità. «I presìdi antisismici storici hanno dimostrato grande compatibilità con gli elementi in muratura in cui sono stati inseriti e affidabilità nel tempo», spiega D’Alò. «Non si può generalizzare, ma una cosa è certa: si è pensato a lungo che il cemento armato fosse la panacea di tutti i mali. Spesso, però, questo materiale dialoga male con le strutture in muratura. Dal punto di vista tecnico, invece, i presìdi storici hanno funzionato meglio quando i palazzi non sono stati toccati nel tempo». Tra i preferiti da architetti e ingegneri del passato ci sono senz’altro le cosiddette capriate ammortizzate. «Si tratta di cuscinetti di legno inseriti in corrispondenza dell’appoggio delle capriate sui muri», spiega D’Alò. «Il sistema consente alla capriata di slittare in tutte le direzioni dissipando energia ed evitando il danneggiamento delle murature portanti». Altrettanto funzionali le travi-catene in legno, che oltre a creare elasticità, hanno anche la funzione di contenimento. Le rue (spazi tra un muro e l’altro), infine, evitavano martellamenti in caso di terremoto. «Il cemento armato è il materiale meno opportuno per intervenire su edifici in muratura», dice l’architetto. «Quest’ultima, infatti, può dirsi elastica dal punto di vista tecnico, duttile, mentre il cemento è rigido e pesante e danneggia la muratura». Ma la regola non vale sempre. Uno degli esempi, in tal senso, è quello del quartiere Banca d’Italia. «Il telaio di cemento armato è stato affogato all’interno della struttura muraria», spiega, «in questo caso il risultato è stato molto buono». Diverso il caso del convento di Santa Caterina, in via Sassa. «Dove sono stati registrati gravi danni erano stati inseriti elementi in cemento armato», conclude D’Alò.
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