Framiva, critiche al curatore: cassa integrazione in ritardo
L’AQUILA . Sono senza stipendio dal mese di giugno, i 60 lavoratori della Framiva, dichiarata fallita dal tribunale di Busto Arsizio. Nonostante il 21 settembre il ministero del Lavoro abbia...
L’AQUILA . Sono senza stipendio dal mese di giugno, i 60 lavoratori della Framiva, dichiarata fallita dal tribunale di Busto Arsizio. Nonostante il 21 settembre il ministero del Lavoro abbia approvato la cassa integrazione per 12 mesi, la situazione è ancora ferma.
I sindacati attaccano il curatore fallimentare: «Nonostante siano “al servizio” del fallimento Framiva un curatore fallimentare e ben due studi professionali», fanno sapere Fim, Fiom e Uilm, «i lavoratori restano senza un soldo da giugno». I segretari Giampaolo Biondi, Elvira Simona De Sanctis e Clara Ciuca ricostruiscono la vicenda dei dipendenti dell’ex Otefale di Bazzano: «All’indomani del fallimento avvenuto il 24 luglio scorso», spiegano, «il curatore annunciava il licenziamento di tutti i dipendenti, non essendo intenzionato a cogliere il suggerimento di attivare un percorso di maggiore tutela per i lavoratori attraverso il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per cessazione dell'attività prevista dal decreto Genova». Le organizzazioni di categoria ricordano che «solo in un secondo momento il curatore fallimentare accetta di imboccare il percorso suggerito, così in data 31 agosto (già parecchio in là per i lavoratori alle prese con il problema di campare le famiglie senza soldi) viene sottoscritto un accordo di Cigs al ministero del Lavoro. Occorre aspettare fino al 21 settembre perché il ministero emetta il decreto di approvazione per cassa straordinaria di 12 mesi. Ma non è finita. Ad oggi, a quasi tre settimane dal decreto ministeriale», sottolineano Biondi, De Sanctis e Ciuca, «ulteriori inspiegabili e ingiustificate lungaggini, da parte di chi sarebbe al servizio del fallimento, nel mettere in campo con tempestività alcuni ordinari passaggi procedurali, stanno determinando un ritardo nell’erogazione della casa incomprensibile e soprattutto insostenibile per i lavoratori, costretti a stringere la cinghia oltre ogni misura».
In conclusione, Fim, Fiom e UIlm ritengono che «in considerazione dell’attenzione che la prefettura dell’Aquila, come tutte le prefetture d’Italia, in questo momento così critico per l’intero Paese sta riservando alla crescita del disagio sociale, sia doveroso evidenziare che la difficoltà in cui versano i lavoratori Framiva è tutt’altro che da sottovalutare». (r.s.)
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