l’intervento

Francesco e Pietro, i due santi del Perdono

22 Agosto 2026

Da Assisi all’Aquila un legame di misericordia, fraternità e pace. La Porziuncola anticipò di 78 anni il Giubileo celestiniano

Il legame profondo e fraterno tra la città di San Francesco e la città che custodisce le spoglie di Celestino V è stato rinnovato lo scorso anno, attraverso un patto di amicizia che ha unito idealmente le due basiliche di Santa Maria degli Angeli e di Santa Maria di Collemaggio e le due comunità di Assisi e dell’Aquila, «profeti di misericordia in un mondo che ha sete di pace». Inoltre, proprio alla comunità di Assisi è stato conferito il Premio del Perdono 2025, quale interprete e custode dello “Spirito di Assisi” e del suo messaggio di dialogo e fratellanza tra le religioni.

Siamo oggi al 2026, anno dell’ottavo centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi, ma anche l’anno in cui si celebra la 732a Perdonanza celestiniana. A questo punto, è d’obbligo chiedersi se la storia di evangelizzazione di questi due santi possa essere sovrapponibile. La leggenda racconta che a Castelvecchio Subequo, la chiesa dedicata a San Francesco - che a quanto pare si trattenne in questo territorio nel corso della sua missione di predicatore itinerante - era stata consacrata da poco tempo quando Pietro Angelerio, detto Pietro da Morrone, come segno di vicinanza ai francescani, vi sostò durante il suo viaggio verso L’Aquila, dove sarebbe stato incoronato Papa con il nome di Celestino V. E, infatti, Castelvecchio Subequo è una delle tappe del “Cammino del Perdono” che prende le mosse dall’eremo di Sant’Onofrio al Morrone con l’accensione della fiaccola. Il Cammino con il “Fuoco del Morrone” si conclude all’Aquila il 23 di agosto.

Certo, la leggenda è una storia che ha la pretesa di essere vera. Viene tramandata di generazione in generazione, magari lungo i secoli vengono aggiunti nuovi particolari, sino ad un certo momento in cui viene messa per iscritto, assumendo una forma che diviene legittima. Ne sono degli esempi, l’Odissea, la Chanson de Roland, Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda e…Pietro da Morrone che prega nella chiesa di San Francesco a Castelvecchio Subequo, per onorare il Santo di Assisi. Ed ecco, Papa Bergoglio che nel 2014, a ottocento anni dalla nascita del pontefice molisano, dalla piazza della cattedrale di Isernia sottolineava: «Celestino V, come Francesco d’Assisi, ha avuto un senso fortissimo della misericordia di Dio e del fatto che la misericordia di Dio rinnova il mondo». Per poi spiegare che Pietro da Morrone e Francesco d’Assisi conoscevano bene la società del loro tempo, caratterizzata da grandi povertà e evidenti contraddizioni. Entrambi hanno operato una scelta di vita controcorrente, non solo come asceti ma: «come testimonianza profetica di una paternità e di una fraternità, che sono il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo».

Papa Francesco, quindi, proponeva l’esegesi dei due santi evidenziandone le scelte comuni, la loro profonda spiritualità e vicinanza verso chi soffriva, chi era emarginato o soggetto a ingiustizie o talmente povero da vivere miseramente. Finalmente, il 28 agosto del 2022 arriva all’Aquila il primo pontefice della storia ad aprire la Porta Santa di Collemaggio, Papa Francesco. In questa occasione, Papa Bergoglio ha voluto ristabilire la “verità” storica su Celestino V, erroneamente ricordato come colui che fece il gran rifiuto. «Celestino non è stato l’uomo del no» ha detto «è stato l’uomo del sì». In un’intervista su questo giornale, Bergoglio sottolineava l’importanza di fare tesoro del messaggio che Papa Celestino ha lasciato a tutta la Chiesa, spiegando che «l'umiltà, l'amore, la vicinanza, il perdono, la misericordia sono il modo più bello di annunciare il Vangelo». In questa risposta il Papa che ha fatto suo il nome del Santo di Assisi parla di San Pietro Celestino mentre sembra pensare a San Francesco. La Perdonanza del 2016, la numero 722, è stata un’edizione celebrata nel nome di un ideale collegamento di valori e di condivisione del messaggio di riconciliazione e di pace, tanto caro a San Francesco e a San Pietro Celestino, in occasione dell’ottavo centenario di quello che è conosciuto come il “Perdono di Assisi”, istituito nel 1216, esattamente settantotto anni prima del giubileo di Celestino V. A questo proposito, il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo emerito dell’Aquila, faceva notare che secondo alcuni storici l’ispirazione del giubileo aquilano andrebbe rintracciato proprio nel “Perdono di Assisi”, per il quale San Francesco ottenne da Papa Onorio III la concessione dell’indulgenza plenaria dei peccati per tutti coloro che tra il primo e il due agosto di ogni anno, avessero visitato la chiesa della Porziuncola, adempiendo alcune prescrizioni spirituali e sacramentali. Osservava Petrocchi che da Assisi, per intercessione di San Francesco questa straordinaria benedizione è approdata all’Aquila grazie alla lungimiranza di un altro Santo, Celestino V, per poi arrivare a Roma. Quindi, Roma sarebbe debitrice verso L’Aquila e Assisi. Così, mentre Roma brilla della sua grandezza imperiale, L'Aquila e Assisi custodiscono qualcosa di altrettanto prezioso: una luce che non viene dalle pietre, ma dal cuore. Città che ci ricordano che l'eternità non si misura in chilometri quadrati, ma in quella benedizione che ancora oggi scalda l'anima di chi la cerca. Perché a volte, la vera grandezza sta proprio dove meno te l'aspetti: non nella vastità, ma nella profondità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA