«Frazioni dimenticate»
Un lettore: la politica ormai non si occupa più dei “lontani”
L’AQUILA. Claudio Robimarga di Sassa scrive: «Chi abita nei paesi è un “lontano”. La politica si dovrebbe occupare dei “lontani” e non illuderli con fantasiose promesse e considerarli soltanto per dare loro forti dosi di cloroformio mentale per addormentarli. Per renderli arrendevoli, indifferenti, incapaci di reagire. Addirittura contenti dello stato di minorità in cui sono stati cacciati e di quello che accade intorno a loro. Questa gente viene “convinta” con tecniche di persuasione che impediscono di vedere i guai che verranno con le decisioni che la politica di palazzo attua nel presente. A una comunità così “trattata” le si può far inghiottire tutto e farla applaudire anche mentre le si sta portando via identità e dignità. Spacchettare il cervello dei “lontani” è la peggiore dittatura che viene espressa con il marchio della suadenza. Ma dove vivono i “lontani”? I “lontani” vivono in un ignoto territorio dove alcuni esploratori arrivano solo in “campagna elettorale”. E poi? Poi gli esploratori scompaiono. E chi li vede più aggirarsi nei luoghi dove vivono i “lontani”. Meglio restare nel “palazzo” dove gli esploratori vengono ripresi dalle tv locali in atteggiamento altero e battagliero se all’opposizione; o con espressione pensosa se della maggioranza. Il “palazzo” è bello, i “lontani” no. I “lontani” servono solo per i voti. Le commissioni comunali sono belle e ben compensate (80 euro a riunione). Lì è bene essere presenti. I “lontani” che restino pure nelle loro riserve. Riserve che chiamiamo con vari nomi per essere carini: borghi, frazioni, paesi, paesini».

