Frullo: «I precari della ricostruzione snobbati dal decreto»

18 Agosto 2020

Il segretario della Confsal lancia un appello alla politica: «Questi lavoratori attendono da 10 anni la stabilizzazione»

L’AQUILA. «Nel decreto Agosto non c’è un euro per la stabilizzazione dei precari della ricostruzione». Lo sostiene il segretario della Confsal Fabio Frullo, dopo «averlo letto e riletto, articolo dopo articolo, comma dopo comma. Lo abbiamo letto insieme ai lavoratori, lo abbiamo fatto leggere all’ufficio legale, a quello legislativo e ai dirigenti degli enti locali e della Regione Abruzzo».
Frullo invita quindi la politica «a prendere a cuore seriamente il problema» e si rende disponibile a lavorare insieme alle istituzioni.
«All’articolo 57 comma 3», spiega Frullo, «si prevede solo genericamente che le amministrazioni interessate, con i loro fondi, possano assumere, a decorrere dal 2022, i lavoratori precari. Cosa già ben prevista e autorizzata dalla legge Madia che, anzi, prevede le assunzioni nel triennio 2018/2020. Il decreto, inoltre, non stabilisce l’assegnazione delle risorse necessarie alle stabilizzazioni, cosa invece necessaria per assumere i lavoratori. Tra l’altro, non si prevede nessuna deroga ai vincoli sulle assunzioni ordinarie, ponendo, di fatto, le procedure di stabilizzazione a carico degli enti e limitandosi a riproporre l’ennesima proroga di un anno dei contratti in scadenza a dicembre».
Il segretario della Confsal sottolinea che «si aspettavano tempi brevi e certi, risorse stabili e sufficienti, deroghe concrete ed efficaci ai limiti delle assunzioni, che avrebbero permesso contratti definitivi a lavoratori che, invece, continueranno a vivere amareggiati in un precariato perenne e di poche speranze. Il governo non può continuare ad ignorare la presenza dei lavoratori precari del Comune dell’Aquila, di quelli del cratere, degli uffici speciali e dell’ex-Onpi: dipendenti a tempo determinato dal 2010 e che, a differenza di molti colleghi di altri enti, non hanno ancora sicurezze sul loro futuro. In sostanza nel decreto viene detto: se volete stabilizzare i precari fatelo pure, ma lo dovete fare a spese vostre, perché il governo prevede fondi solo per il rinnovo di un anno, ma non per la definitiva stabilizzazione. Invece», conclude il sindacalista, «siamo arrivati al punto che nessun motivo può bloccare le assunzioni a tempo indeterminato che darebbero dignità, finalmente, dopo dieci anni di attesa, ai lavoratori a alle loro famiglie».
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