Fucino, 24 depuratori irregolari

Niente filtri per 60mila abitanti, allarme ad Avezzano. Il Cam: «Il problema c’è, ma facciamo miracoli»
AVEZZANO. L’ultima denuncia pubblica è dell’ambientalista Augusto De Sanctis del Forum dell’acqua e mostra i recenti dati presi dall’Arta (Agenzia regionale per la tutela ambientale) su che cosa si trova in fossi vicini ai depuratori che circondano la piana del Fucino. Il parametro di riferimento è dato dall’Escherichia coli, ovvero il principale indicatore di contaminazione fecale.
ECCO I DATI. Il limite è 5mila E.coli per ogni 100 millilitri. A Ortucchio si supera la soglia degli 8 milioni e mezzo, a Strada 38 di Trasacco 8.100.000, a Strada 36 di Trasacco 2 milioni 900mila, ad Avezzano-Paterno 6.400.000, a Celano Rio Pago e a Lecce nei Marsi 1.500.000.
GLI ALLARMI. Denuncia arrivata pochi giorni prima della strage di pesci nei canali per un presunto inquinamento su cui indagano i carabinieri forestali. Tutto ciò in un’area a forte vocazione agricola. I riflettori accesi in questi giorni hanno spinto Confagricoltura a chiedere un vertice con sindaci e Regione.
CHE COSA ACCADE. L’emergenza è nei numeri. Ci sono 51 impianti di depurazione e, in particolare nella Valle Roveto, 62 fosse Imhoff. Ma 24 depuratori non sono adeguati al carico organico in ingresso. Si tratta di 51 Impianti che dovrebbero assicurare la depurazione per 180mila abitanti equivalenti a fronte dei 120mila attuali. È come se gli scarichi di una città più grande di Avezzano finissero direttamente nei fossi. Senza contare abusi, scarsità di controlli, miopia politica. La maggior parte degli impianti ha alle spalle mezzo secolo di storia, quelli modello rappresentano una rarità, ed è solo grazie agli sforzi giornalieri delle squadre del Consorzio acquedottistico che le carenze vengono mitigate.
VIAGGIO TRA GLI IMPIANTI. Il Centro, insieme al direttore tecnico del Cam, Leo Corsini, membro del Consiglio di gestione, Armando Floris, e al biologo Alberto Cipolloni ha ispezionato cinque strutture nella Marsica. A cominciare da quella avezzanese in località Pozzillo. Ha una capacità depurativa per 18mila abitanti, a fronte dei 58mila equivalenti. Un terzo del materiale che quotidianamente dovrebbe passare nell’impianto va in un fosso. E poi nei canali del Fucino. Con problemi che aumentano a dismisura quando piove. Malgrado Avezzano disponga di un secondo, nuovo depuratore gestito dall’Arap (Azienda regionale attività produttive), ma filtra appena 400 metri cubi al giorno. Colpa di un contenzioso a cui il Comune non trova soluzione. A Trasacco (Strada 36 del Fucino) c’è un impianto che serve la metà degli abitanti. «A Borgo Ottomila la depurazione non esiste», afferma Corsini prima della tappa a San Benedetto. Qui dove si trova una delle eccezioni. Un depuratore all’avanguardia, come quello nella vicina Pescina. Ad Aielli, poi, esiste un impianto di fitodepurazione, quasi a costo zero per il Cam visto che il lavoro sporco viene fatto dalle piante, in vasche che si estendono per un ettaro. Ma l’altro impianto di Aielli da sei anni aspetta di essere completato (dopo il fallimento della ditta). In futuro dovrebbe servire anche Cerchio. «Con gli impianti attuali facciamo miracoli», afferma Corsini, «grazie a una squadra eccezionale di tecnici. I problemi ci sono, inutile negarlo. Ma i parametri della depurazione, nei nostri impianti, sono nella norma».
INVESTIMENTI. Si spera in un futuro diverso. Entro fine 2019 dovrebbero essere pronti o adeguati 9 depuratori: Lecce-Gioia-Ortucchio, Capistrello, Pozzillo ad Avezzano, Celano Rio Pago, Tagliacozzo, Carsoli, Rendinara a Morino, Casali d’Aschi e Trasacco Strada 36. E con lo Sblocca Italia altri 2 milioni serviranno a Luco, Cappelle e Scurcola. Ma resta moltissimo da fare.
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